UN RILIEVO AEROFOTOGRAMMETRICO INIZIANDO DALLA SCALA DI RAPPRESENTAZIONE

11 Novembre 2018
Immagine ripresa da aereo durante un volo aerofotogrammetrico

La scala di rappresentazione di un disegno è il fattore che determina i parametri della progettazione di un rilievo aerofotogrammetrico.
In questo articolo ti parlo di scala del fotogramma, scala del disegno, GSD e di come si sceglie l’altezza di volo in un rilievo aerofotogrammetrico a partire dalla scala di rappresentazione finale.

La fotogrammetria ti permette di ricostruire forma, dimensione e posizione di un oggetto, o di una parte di territorio, partendo dalle sue fotografie.
L’aerofotogrammetria usa foto scattate dall’alto.
Prima si faceva con aerei e fotocamere costosissime, che scattavano foto nadirali.
Oggi si fa tanta aerofotogrammetria con i droni.
Si manda in aria una macchina fotografica digitale che scatta sia fotografie nadirali ma anche inclinate (se si tratta di droni multicotteri).

I principi della fotogrammetria classica e quelli della fotogrammetria moderna sono gli stessi.
Le equazioni di base idem: sono le equzioni di collinearità.
E vale la regola che maggiore è il dettaglio delle fotografie e minore è la dimensione degli elementi fotografati che possono essere ricostruiti e restituiti alla fine di un rilievo.

Non è difficile capire che se devi restituire una carta di un’area vasta centinaia di ettari, in scala 1:5.000, non ha molto senso scattare foto da un drone che vola a 10 metri da terra .
O meglio, lo puoi fare, ma ti ritroveresti con un oceano di foto, dettagliatissime, che devi archiviare ed elaborare.
Ed il tuo risultato sarebbe decisamente “troppo” per gli scopi del tuo rilievo.
E per quanto ti stanno pagando!

Se invece devi produrre una planimetria in scala 1:200 di un parcheggio, disegnando marciapiedi, caditoie e sottoservizi, spazi di sosta e aree di manovra ed un sacco di altri dettagli, sarà molto difficile riuscirci volando a 500 m dal suolo (ok, facciamo finata che non esista il regolamento ENAC sulle operazioni con i droni :P).
Se lo fai non avrai fotogrammi sufficientemente dettagliati per restituire correttamente il rilievo.

Conoscere il grado di dettaglio di quello che devi restituire è importante per scegliere, con criterio, i parametri di progetto di un rilievo aerofotogrammetrico: fotocamera e sensore, obiettivo e altezza di volo, tutto contenuto dentro il GSD (Ground Sampling Distance).

LA SCALA DEL FOTOGRAMMA

Partiamo da qui.
Dalla scala del fotogramma.
O della fotografia.

La chiamiamo Nf.

Immagine che rappresenta la presa fotogrammetrica aerea da cui si determina la scala del fotogramma

È definita così:

1/Nf = l/L

dove l è la misura di un lato del sensore fotografico e L è la misura corrispondente presa a terra.
L si chiama anche abbracciamento del fotogramma.

L dipende dalla distanza di presa del fotogramma D, che in aerofotogrammetria nadirale diventa l’altezza di volo del drone H, e dall’angolo di campo dell’ottica che monti sulla tua fotocamera, FOV (Field Of VIew), valore che dipende direttamente dalla lunghezza focale dell’obiettivo.

Ecco un esempio.
Il sensore di un DJI Phantom 4 Pro ha il lato lungo che misura 13.2 mm e quello corto 8.8 mm.
Utilizza un’ottica che ha una lunghezza focale di 8.8 mm (24 mm nel formato equivalente al 35mm).
Se scatti a 50 metri da terra l’impronta della fotografia misura 75 x 50 m. Non è complicato calcolarla.
La scala del fotogramma  la trovi facendo: 13.2 / (75 x 1000) = 0.000176 da cui deriva un valore di Nf di 1/0.000176 = 5680.
La scala del fotogramma è di circa 1:5700.

Considera, ora e per semplicità, solo fotografie nadirali.
Ossia quelle immagini scattate con asse ottico uscente dall’obiettivo della camera verticale e diretto verso il basso.

Non è possibile garantire che tutti i punti del sensore fotografico abbiano la stessa distanza dai corrispondenti punti a terra.
Questo succede per via dell’inclinazione del piano del sensore e per i possibili dislivelli del terreno fotografato.
È più corretto parlare di scala media del fotogramma.

D’ora in avanti, per scala del fotogramma intendo quella media.

UN’ALTRA FORMULA PER LA SCALA DEL FOTOGRAMMA

Immagine che rappresenta la presa fotogrammetrica aerea da cui si determina la scala del fotogramma in un caso planimetrico

Se guardi l’immagine qui sopra puoi riconoscere facilmente due trinagoli.
Uno sopra piccolo e l’altro sotto più grande.
Sono due triangoli simili.
Dalla loro similitudine puoi scrivere l’uguaglianza dei rapporti:

l/L = p/H

l e L li hai già conosciuti prima.
p è la distanza principale che coincide con la lunghezza focale dell’obiettivo fotografico.
H è l’altezza di volo del drone da terra, la distanza di presa del fotogramma.

Visto che

l/L = 1/Nf

allora

1/Nf = p/H

Puoi verificare che il drone che vola a 50 m di altezza e scatta fotografie con un obiettivo che ha una distanza focale di 8.8 mm fornisce sempre il solito valore della scala del fotogramma Nf.

1/Nf = 8.8 / (50 * 1000) = 0.000176.

È lo stesso numero trovato prima, a cui corrisponde un Nf di circa 5700

LA SCALA DEL FOTOGRAMMA E IL GSD

Le formule che ti ho fatto vedere qui sopra derivano dalla fotogrammetria classica e dai principi geometrici delle fotocamere e delle immagini.

La fotogrammetria digitale ha introdotto però l’elemento PIXEL.
Un bel jolly, ma anche un elemento da considerare nei calcoli e nei progetti fotogrammetrici.

C’è una bella differenza nello scattare foto a 50 m di altezza da terra, con un’ottica che ha una distanza focale (equivalente al formato 35mm) di 24 mm, ma farlo:

  1. con una fotocamera di uno smartphone;
  2. con una fotocamera con sensore da 1″ a 20 Mpixel;
  3. con una reflex full frame da 40 Mpixel;
  4. con una camera di medio formato e da 100 Mpixel.

I dettagli registrati sono davvero diversi!
E diversi sono i risultati dell’elaborazione fotogrammetrica corrispondente.

In fotogrammetria digitale si deve considerare il famoso GSD – Ground Sampling Distance.

Il GSD corrisponde alla risoluzione di un’immagine a terra.
Ti dice quanto è grande un suo pixel misurato a terra, nella scena reale.

Ci avevo scritto alcuni articoli che trovi qui e qui.
Non mi dilungo e ti dico solo cose legate a questo specifico articolo.

Calcoli il GSD così:

GSD = (H x d) / p

H è la distanza tra fotocamera e terreno (in aerofotogrammeria nadirale è sempre l’altezza di volo);
d è la dimensione del lato di un pixel (che ha forma quadrata) del sensore fotografico (dipende dalla dimensione del sensore e dalla sua risoluzione);
p
è la lunghezza focale dell’ottica (la distanza principale).

Prendi questa formula che ti ho scritto prima: 1/Nf = p/H

Ribaltala: Nf = H/p

Sostituisci Nf nella formula del GSD ed ottieni: GSD = Nf x d 

Da cui: Nf = GSD/d

In questo modo puoi legare la scala del fotogramma alle caratteristiche del sensore fotografico, alla distanza di scatto ed all’obiettivo fotografico.

Torniamo al solito esempio di prima.
Il Phantom 4 Pro che scatta foto da 50 m dal suolo ti dà un GSD di 13.7 mm/pixel.
La dimensione di un pixel del sensore, d, è di 0.0024 mm/pixel.
Ne viene che Nf = 13.7 / 0.0024 = 5708.

Ok, ci siamo!

DALLA SCALA DI RAPPRESENTAZIONE ALLA SCALA DEL FOTOGRAMMA

“Ok, fino a qui ci sono. Ma non ho ancora capito come faccio a scegliere il GSD giusto se devo restituire una planimetria in scala 1:2.000″.

La scala di rappresentazione, o scala del disegno, è quella che comanda.
La chiamiamo Nd.

Si parte da qui per progettare l’acquisizione fotogrammetrica ed i suoi parametri.
Ci sono delle formule empiriche che ti aiutano.
Non sono rigorose.
Vedile piuttosto come una guida.
Sta un po’ anche a te, se fai fotogrammetria, verificarle e validarle sulla base della tua esperienza, dei tuoi strumenti e dei tuoi risultati.

Sono formule che nascono con la fotogrammetria classia e considera che la si faceva volando a centinaia e centinaia di piedi da terra, scattando foto che avevano un grande abbracciamento e dettagli limitati.
Con i droni e le tecniche moderne si fa prevalentemente (anche se non è sempre così) fotogrammetria di prossimità.
Si vola vicino, si scattano foto di maggior dettaglio e le immagini sono tutte digitali.
Le formule che ti dico vanno prese quindi con le dovute cautele.

La relazione che, personalmente, ho trovato più consistente, nei miei lavori, è questa:

Nf = k x (RadiceQuadrata di Nd)

Dove k è un coefficiente a cui la fotogrammetria classica attribuisce questi range:

  • 200-300 per scale di rappresentazioni 1:Nd inferiori a 1:5.000;
  • 150 – 200 per scale di rappresentazioni 1:Nd maggiori di 1:2.000.

Non credo che si debbano prendere i valori di k a scatola chiusa.
Meglio farci quache test e qualche riflessione.

Io ho trovato un valido supporto nel valore 200.
Credo che fissare k = 200 possa essere un buon punto di partenza per calcolare la scala del fotogramma a partire da quella di rappresentazione.

Vediamo come fare.
E usiamo sempre l’esempio del fidato Phantom 4 Pro.

Ti chiedono la restituzione di una planimetria in scala 1:1.000.
Nd = 1.000.
Usa la formula della radice quadrata, con k=200 per trovare Nf.
Nf = 200 x (RadQ di 1.000).
Nf = 6.324
Sapendo che la dimensione di un pixel del sensore della camera del Phantom 4 Pro è di 0.0024 mm/pixel, calcola il valore del GSD usando la formula: Nf = GSD/d.
GSD = Nf x d
= 6324 x 0.0024 = 15 mm/pixel
Per ottenere un GSD di 15 mm/pixel, usando una fotocamera con sensore da 1″, 20 Mpixel e lunghezza focale 8.8 mm, devi volare a 55 m dal suolo.
H = 55 m AGL (Above Ground Level).

Forse ti ho un po’ bombardato di formule e numeri.
Ma tutto sommato non sono complesse.
È geometria piuttosto semplice.

Non prendere queste indicazioni come dogmi assoluti della fotogrammetria.
Condivido, come sempre, con te quello che ho riscontrato ed imparato sul campo.
Se hai articoli, risorse ed altre fonti da segnalermi su questo argomento te ne sarei davvero grato.
Se li vuoi condividere nei commenti qui sotto ne possono beneficiare tutti quelli che leggeranno questo post.

Il concetto importsante che mi preme trasmetterti è che un rilievo topografico, sia fotogrammetrico, che laser scanner, ma anche celerimetrico o satellitare, deve essere programmato e progettato, sempre, a partire dai risultati che vuoi ottenere e dalle richieste del tuo cliente.
Se non segui questa strada rischi di non produrre dati sufficientemente buoni oppure di dedicare troppe risorse per restituire un lavoro con un dettaglio inutile per gli scopi per i quali ti è stato commissionato.

 

Al di là di questo pippone finale, spero comunque di averti dato delle informazioni utili.
Se hai domande o se non ti torna qualcosa di quello che ho scritto, contattami nei modi che preferisci.
Anche, e soprattutto, per segnalarmi eventuali errori!

 

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Ti ringrazio anche per questa volta per il tuo tempo e per la tua attenzione!

A presto!

 

Paolo Corradeghini

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RILIEVI

Paolo Corradeghini

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2 Comments


Alessandro Battino
20 December 2018 at 17:59
Reply

Ciao Paolo,

Ti scrivo queste due righe giusto per confrontarsi

Io per valutare l’idoneità del grado di dettaglio di una restituzione cartografica (ortofoto) in funzione della scala di rappresentazione ho sempre proceduto in questo modo: considerando la risoluzione convenzionale dell’occhio umano (400 DpI che corrispondono a una dimensione pixel di 25400/400 = 63.5 µm) deriva che il GSD max deve essere 63.5 µm * n (e con n indico la scala di rappresentazione).

Ad esempio alla scala 1:1000 ottengo un GSD max di 63.5 µm * 1000 = 63500 µm = 6.3 cm

Quindi mi tengo cautelativo…ma al 1000 sotto i 5 cm non scendo perchè su un ortofoto stampata in ogni caso quel dettaglio non lo vedrei.

Che ne pensi?

Un caro saluto

Alessandro



    Paolo Corradeghini
    6 January 2019 at 17:50
    Reply

    Ciao Alessandro!
    Grazie per il tuo commento che è molto specfico e dettagliato.
    Davvero approfondito.

    Io mi baso (un po’ brutalmente) sull’errore di graficismo (0.2mm sul foglio del disegno) tabellato in letteratura cartografia.
    Per una scala 1:1.000 è difficile distinguere elementi che sono più vicini di 20cm.

    Ciao e a presto!
    Paolo

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    Paolo Corradeghini immagine profilo
    Paolo Corradeghini, ligure, classe 1979, ingegnere per formazione, topografo di professione, sportivo per necessità e fotografo per passione. Fai click sulla mia faccia e scopri qualche informazione in più.
  • Paolo Corradeghini

    Topografia, rilievi, droni, gps, cartografia, geomatica e mappe.
    Condivido aggiornamenti, informazioni, contenuti, notizie, novità e dietro le quinte del mio lavoro.

    Paolo Corradeghini
    Video YouTube UCi7FWlZ8-gdWbBqScaODajw_VPObpO53fw4 In questo video ti mostro come tagliare una nuvola di punti usando come riferimento un’altra nuvola di punti, invece del classico parallelepipedo di taglio dello strumento di sezionamento.

Il workflow passa da:
calcolo della Cloud to Cloud Distance
utilizzo dei campi scalari generati
selezione e taglio della nuvola in modo più coerente con la geometria reale dei dati

Una tecnica semplice, ma molto efficace, soprattutto quando lavori con nuvole complesse o superfici irregolari.

Questo video fa parte del progetto CloudCompare on Demand.
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0:00 Intro
0:45 Cross Section
1:18 Distanza tra nuvole
4:04 Tagliare le nuvole
11:33 Outro
    In questo video ti mostro come tagliare una nuvola di punti usando come riferimento un’altra nuvola di punti, invece del classico parallelepipedo di taglio dello strumento di sezionamento.

Il workflow passa da:
calcolo della Cloud to Cloud Distance
utilizzo dei campi scalari generati
selezione e taglio della nuvola in modo più coerente con la geometria reale dei dati

Una tecnica semplice, ma molto efficace, soprattutto quando lavori con nuvole complesse o superfici irregolari.

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11:33 Outro
    In questo video ti condivido come rappresentare graficamente dei punti in relazione alla loro quota (colori e dimensioni diversi) per avere, immediatamente, un'informazione specifica attraverso il loro aspetto.
E lo faccio attraverso QGIS.


Questo video fa parte del progetto "QGIS in Azione" fatto in strettissima collaborazione con  @GterGeomatica 
Io ospito il progetto e provo a dare voce al loro vasto know how su QGIS, messo generosamente a disposizione.
Se ti va di segnalarci un problema o qualche difficoltà che stai avendo nell'uso di QGIS ne prendiamo spunto per altri contenuti come questo o, se basta lo spazio di un commento, ti rispondiamo qui sotto.

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0:00 Intro
0:42 Importo i punti
1:57 Proprietà dei punti
2:36 Quota e colore
5:48 Opzioni di rappresentazione
7:20 Gestire le classi
8:35 QGIS in azione e GTER
11:10 Quota e dimensione
14:00 Outro
    In questo video ti condivido tre strumenti che potrebbero aiutarti a pulire, in modo automatico, una nuvola di punti in CloudCompare.

Sono:
- Remove Duplicate Points
- Noise Filter
- SOR Filter

Te ne parlo applicandoli a tre nuvole della stessa area, ma con origini diverse:
- SLAM
- LiDAR da UAV
- Fotogrammetria da UAV

Vedrai che le caratteristiche della nuvola di punti, profondamente legate alla tecnologia scelta, rendono uno strumento più efficace rispetto agli altri due e ti guidano anche nella scelta dell’ordine in cui applicarli.

Ci tengo però a dirti che è (quasi) sempre necessario intervenire manualmente su ogni nuvola di punti per raggiungere l’obiettivo dell’editing, ma questi strumenti possono aiutarti a “sgrossare” il dato grezzo.


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0:00 Intro
0:50 Elaboro la nuvola SLAM
6:53 Tratto la nuvola Lida
9:58 Ecco la nuvola fotogrammetrica
16:50 Outro
    Come fa QGIS à gestire i Sistemi di Riferimento all'interno di un progetto, distinguendo e dividendosi tra Progetto e Layer (dati)?

In questo video ti parlo di riproiezione, ossia quel processo che permette di gestire contenuti (layer) con sistemi di riferimento diverso all'interno dello stesso contenitore (il progetto).

Ti dico come gestire dati vettoriali e raster nelle operazioni di "Assegnazione di una nuova proiezione" o di "Riproiezione".

Ed infine ti condivido anche una considerazione sull'attenzione necessaria quando si gestiscono (e si trasformano) i sistemi di riferimento.


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0:00 Intro
0:48 Il Progetto
1:47 I Layer
5:01 Riferimento VS Layer - Riproiezione
8:06 Gestire un vettore
10:30 Assegnare proiezione
11:36 Riproiezione
14:17 Attenzione agli errori
16:24 QGIS in Azione e GTER
18:40 Lavorare con un Raster
24:01 Un caso applicativo
27:59 Outro
    In questo video ti condivido come generare le curve di livello, a partire da una nuvola di punti, nel software open source Cloud Compare.
Si passa attraverso il tool "Rasterize" che genera un modello digitale di elevazione a partire dal dato 3D.

Ti faccio vedere come "riempire" i buchi che potrebbero essere presenti nella tua nuvola di punti del terreno (dove magari c'erano dei fabbricati che non devi rappresentare con le curve) e come ottimizzare questo parte di editing.

E come esportarle, per usarle nel tuo CAD.


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0:00 Intro
1:33 Rasterize Tool
6:37 Un passaggio preliminare
11:04 Nuova rasterizzazione e curve di livello
14:06 Esporta le curve in DXF
15:58 Problemi di interpolazione
18:54 Outro
    In questo video ti condivido un flusso di lavoro completo utilizzando il nuovo Lidar DJI Zenmuse L3.

Ti racconto la parte di campo, gli strumenti che uso e le cose che faccio.

Ci saranno punti a terra, misurati con un'antenna GNSS, per verificare i risultati e poi dedicherò un po' di tempo alla programmazione dei voli, analizzando i parametri di lavoro del Lidar (frequenza di campionamento, echi di ritorno, ...) oltre che quelli del volo del drone che lo trasporta (quota, velocità sovrapposizione, ...).

Dopo l'acquisizione dei dati ti condivido, al pc, le impostazioni di elaborazione dentro DJI Terra, le successive modifiche dentro DJI Modify e l'analisi dell'accuratezza dei dati.

È importante dirti che le informazioni che ti condivido valgono, per me ed all'interno del sito specifico in cui ho lavorato: un'area di cava/escavazione con parecchie parti boscate, piani di movimentazione terra e fronti sub verticali
In situazioni diverse, le cose possono cambiare, sia in campo che in ufficio.

Se hai esperienze diverse da condividere (sia con L3 che con altri sensori Lidar), i commenti sono a tua disposizione.


SPONSOR E OFFERTA
Questo video è sponsorizzato da Personal Drones - https://www.personaldrones.it/
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DATI
Se sei finanziatrice o finanziatore di 3DMetrica (di livello alto) puoi scaricare i dati (nuvola di punti) in output a valle di questo video, da questo link: https://www.patreon.com/posts/dji-l3-flusso-di-147722448


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0:00 L'area di lavoro
1:32 Punti di controllo
3:53 Gli strumenti per il volo
6:19 Mission Planning
10:58 Voli e integrazioni
12:49 Sponsor e Offerta
14:41 Elaborazioni in DJI Terra
23:02 Gli Output
27:55 Modifiche in DJI Modify
31:54 Analisi dell'accuratezza
34:40 Outro
    Se ti sei mai chiesto come fa un sensore Lidar, trasportato da un drone in volo sopra un bosco, a darti informazioni del terreno e permetterti di generare un Modello Digitale del Terreno, provo a spiegartelo in questo video.

Usando il nuovo sensore DJI Zenmuse L3, ti condivido le caratteristiche tecniche che permettono la penetrazione della vegetazione:
- divergenza del laser ed echi di ritorno;
- frequenza e intensità del laser;
- dimensione e lunghezza d'onda;
- modalità di scansione.

E poi aggiungo altri aspetti che, nella programmazione di una missione di volo, possono essere rilevanti per penetrare al meglio la vegetazione:
- velocità di crociera;
- angolo di incidenza;
- sovrapposizione laterale;
- quota di volo e terrain follow.

Spero possa essere interessante.
Se pensi che questo video possa essere utile anche a qualcuno che conosci puoi condividerglielo.
Ne sarei felice.

Ho iniziato da poco a lavorare con il Lidar DJI Zenmuse L3 pertanto se hai aggiunte o correzioni da fare sono graditissime.
Se poi ti interessa vedere altre applicazioni specifiche fammelo sapere che ne prendo spunto per altri video come questo (che sono comunque in arrivo!).


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0:00 Intro
1:27 La divergenza del laser
2:08 Gli echi
4:22 Intensità del laser
5:15 Lunghezza d'onda
7:09 Frequenza del laser
10:43 Modalità di scansione
13:15 Sponsor - Personal Drones
14:44 Velocità di crociera
16:06 Angolo di attacco e Sovrapposizione
18:08 Tilt del sensore
18:57 Quota di volo
20:20 Terrain follow
21:34 Outro
    In questo video ti condivido un po' di cose sulle curve di livello in QGIS.

Come si creano a partire da un raster (DTM);
Come si smussano (se sono troppo nervose);
Come mostrare le quote (attraverso le etichette);
Come differenziare la rappresentazione in base alle quote;
Come allineare in modo ordinato le etichette delle curve;
Come trattare un dato per avere "davvero" le curve di livello.

Spero possa esserti utile.


Qui c'è l'articolo del blog pigrecoinfinito di Totò Fiandaca da cui abbiamo preso spunto per una parte del video: https://pigrecoinfinito.com/2020/01/31/qgis-come-allineare-le-etichette-delle-isoipse/


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0:00 Intro
0:25 Visualizzazione del DEM
1:40 Creare le curve di livello
3:09 Smussare le curve
6:20 Mostrare le etichette
9:12 QGIS in Azione e GTER
11:41 Spunti dalla comunity
12:41 Rappresentare le curve
16:07 Sistemare le etichette
21:55 Curve di livello e terreno
23:50 Outro
    Vuoi crare facce triangolari 3D vettoriali, da una nuvola di punti, per portarle in un CAD?
Te lo condivido in questo video, usando il software CloudCompare.

Lavoro con punti del terreno, li sottocampiono e poi genero la mesh, che posso esportare in formato DXF, mantenendo le informazioni di georeferenziazione.

Ti faccio vedere due strade: la prima genera la mesh dalla nuvola (eventualmente pre-trattata) così com'è, mentre la seconda passa attraverso la rasterizzazione e crea facce triangolari tutte ugali.

L'esportazione è possibile solo in DXF che, pur essendo "il" formato di interscambio di dati vettoriali, è anche piuttosto vecchio e fatica a gestire dati pesanti con molti elementi.
Attenzione quindi a non esagerare con il numero di facce da esportare, anche in relazione al tuo pc.

Le facce 3D sono utili in software "CAD-based" per fare progettazione, computi di scavi e riporti, sezioni, modellazione idraulica, analisi di fenomeni gravitativi...

Assicurati di lavorare su una nuvola di punti i cui elementi siano solo i punti del terreno o comunque di quello che vuoi rappresentare con le facce 3D.

Spero ti sia utile.


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0:00 Intro
1:36 Taglio la nuvola
2:08 Sottocampionamento
2:51 Creo la mesh
5:18 Esporto la mesh
7:30 CloudCompare on Demand
8:18 Rasterizzazione
10:17 Modifico la nuova mesh
13:36 Esportare le facce 3D
15:02 Sezioni dinamiche
16:09 Quale metodo preferire
17:45 Outro
    C'è uno strumento, nel software open source CloudCompare, che ti permette di generare sezioni trasversali, di un alveo fluviale o di una galleria stradale, lungo un profilo.

Le sezioni sono ortogonali al centro dell'alveo o all'asse stradale e vengono estratte, automaticamente, secondo la larghezza ed il passo di cui hai bisogno.

Puoi generare anche una polilinea che passi per i punti della nuvola di ogni sezione che è stata generata.
E così avrai le sezioni, vettoriali, dell'alveo o della galleria (completa) da elaborare in CAD o in un altro software che usi abitualmente.


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0:00 Intro
0:44 Lo strumento da usare
2:09 La nuvola di punti
3:17 Genera il profilo
4:20 Traccia delle sezioni
6:57 Creare sezioni e profili
9:40 Salvare la traccia
10:25 Vediamo i risultati
13:14 Esportarte in DXF 
16:00 Attenzione ai dati
16:38 CloudCompare on Demand
17:33 Il caso di una galleria
21:25 L'output della galleria
22:38 Outro
    Hai un file di testo con una serie di informazioni, oltre che di coordinate, legate ad una serie di punti e lo vuoi portare dentro QGIS?

Ti condivido come si fa, creando un nuovo layer a partire dal file TXT.

E dopo ti dico anche come si fa a rappresentare, visivamente, le informazioni extra (la quota, il nome, la descrizione, ...) nell'are di lavoro di QGIS.


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0:00 Intro
0:46 Il file di testo
1:13 Aggiungo il layer
7:48 Il layer in QGIS
8:13 Aggiungo la quota
10:59 Cambiare il simbolo
12:28 QGIS in Azione e GTER
15:30 Lavorare con più informazioni
18:22 Outro
    In questo video ti mostro come accedere alle ortofoto del territorio italiano.
Ce ne sono moltissime: coprono tutta l’Italia e diversi anni passati.

Il principale fornitore a livello nazionale è AGEA (Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura), che ogni anno effettua rilievi aerei sul territorio italiano, suddiviso in tre aree.
A questo si aggiungono le Regioni, che spesso producono ortofoto proprie con campagne di rilievo dedicate e con un dettaglio maggiore.

Tutte queste informazioni si possono visualizzare tramite i Geoportali Regionali e si possono caricare in un GIS attraverso i servizi WMS (Web Map Service).
Quasi mai, però, è possibile scaricare il dato nativo, originale e georeferenziato.

C’è comunque un modo per “ritagliarti” una porzione di ortofoto e salvarla come immagine georeferenziata nel tuo archivio digitale.
Si parte sempre dal WMS: importi l’ortofoto nel tuo GIS, imposti l’area che ti serve e poi esporti un’immagine georeferenziata dalla mappa che stai visualizzando.
Modificando la risoluzione di output, puoi ottenere un risultato molto vicino alla risoluzione originale.

Nel video ti faccio vedere tutto questo usando QGIS.

All’interno trovi anche:
Che cos’è un’ortofoto (proprietà, utilizzi, risoluzione, ecc.)
Come accedere alle ortofoto in Italia tramite i Geoportali Regionali
Come usare i servizi WMS per visualizzarle in GIS ed esportarne una parte sul tuo PC
Come importare un’ortofoto esportata dentro un CAD e georeferenziarla

Le ortofoto sono una risorsa potente e accessibile, utile per tanti professionisti (ma non solo).
In Italia la situazione dei dati geografici è ancora molto frammentata e spero che questo video possa aiutarti ad orientarti e trovare ciò che ti serve.

Ma soprattutto spero che possa stimolare una discussione e la condivisione di informazioni.
Se hai già esperienza, se hai scaricato ortofoto, se le usi nel tuo lavoro, se conosci risorse diverse da quelle che cito o se hai ulteriori suggerimenti, scrivilo nei commenti: contribuirai a creare ancora più valore, per tutti.

Grazie!

P.S.
Fai molta attenzione a quello che è possibile fare con i dati presenti online.
Le ortofoto disponibili sui geoportali sono liberamente visualizzabili e importabili nel tuo GIS.
Ma non è certo possibile usare il metodo che ti ho condiviso per crearti un database di immagini georeferenziate sul tuo PC e, magari, venderle.
Credo che sia ok farne un uso personale ma verfica sempre le possibilità operative in questo senso.


A questo link trovi un video che ti mostra come georeferenziare un'immagine in QGIS usando il Georeferenziatore: https://youtu.be/p1pVECtsDPE 


Se pensi che questo video possa essere interessante anche per qualcuno che conosci, puoi condividerglielo. Ne sarei felice.


Questi sono i miei contatti preferiti:
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0:00 Intro
1:47 Che cos'è una ortofoto
2:52 Orotofot VS Foto aerea
3:49 Meglio dire Ortomosaico
4:16 Perchè un'ortofoto
5:25 Risoluzione e GSD
7:19 Google Maps e Ortofoto
8:32 Ortofoto in Italia
12:00 Visualizzare ortofoto italiane
13:19 Il caso Veneto per scaricare ortofoto
15:39 Importare ortofoto in GIS
17:03 I WMS regionali
17:49 Ortofoto in GIS tramite WMS
21:33 Scarica un pezzo di ortofoto
24:10 Migliorare la risoluzione in output
26:23 Dislaimer Uso di QGIS e proprietà dei dati
28:02 Georeferenziare un'immagine in QGIS
28:47 Importare ortofoto in CAD
33:29 Outro
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