Se ti interessa lavorare con il drone ma non non sai come funzionano le cose in Italia, provo a spiegartelo in parole semplici in questo articolo.
Qualche tempo fa ho avuto l’onore ed il piacere di essere invitato da Giulio Gaudiano in una puntata del suo podcast, Strategia Digitale, per parlare del drone DJI Spark.
Con Giulio abbiamo toccato gli aspetti tecnici dello Spark insieme ad alcune questioni normative, in una chiacchierata di una mezz’oretta che trovi qui.
Dopo questa bellissima esperienza ho pensato che il mondo delle macchine volanti è affascinante ma ancora un po’ oscuro, soprattutto per quanto riguarda regole e divieti se vuoi lavorare con il drone.
Scrivo quindi questo articolo per chi è incuriosito dai droni, non conosce le leggi che ci stanno dietro ma vorrebbe sapere qualcosa in più sul se e sul come poterli utilizzare nel proprio lavoro.
Ti premetto che sul web trovi centinaia di articoli e migliaia di righe su questo argomento.
Qui provo ad essere comprensibile e per farlo devo essere piuttosto semplice.
Perdonami la superficialità che potresti leggere, specialmente se sei un operatore o un pilota esperto!
DURA LEX SED LEX
Se il tuo business è in Italia e ti interessano i droni quello che devi consocere è il “Regolamento Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto” di ENAC, l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile.
Nel momento in cui scrivo queste righe è in vigore l’Edizione N. 2 del Luglio 2015, aggiornata dall’Emendamento N. 3 di Marzo 2017.
Forse ora che tu le stai leggendo potrebbe essere stato emanato un nuovo aggiornamento.
LAVORI O TI DIVERTI CON IL DRONE?
Se con il drone ci lavori dovresti chiamarlo S.A.P.R. (Sistema Areomobile a Pilotaggio Remoto).
Se con il drone ti ci diverti allora hai un aeromodello.
Però, tranquillo, devi sempre pilotare un drone o, come si dice in inglese un U.A.V. (Unmanned Aerial Vehicle).
È solo una distinzione normativa, io continuo a chiamarli droni…
CHE SIGNIFICA LAVORARE CON UN DRONE?
La distinzione tra un SAPR e un aeromodello non è banale.
E da questa differenza dipendono un po’ di cose, che leggerai dopo.
Che cosa ci fai con un drone?
Ci lavori o ti ci diverti?
Ti porto degli esempi per farti capire quanto è sottile la questione:
- Vuoi fare rilievi aerofotogrammetrici per uno studio tecnico? Lavori con il drone.
- Vuoi fare ispezione di strutture per un amministratore di condominio? Lavori con il drone.
- Vuoi fare fotografie ad un matrimonio o un video commerciale di un’azienda agricola? Lavori con il drone.
Ok, fino a qui è stato piuttosto facile perchè sono casi in cui fai un servizio retribuito commissionato da terzi.
Vado avanti:
- Vuoi vendere un’immagine che hai scattato con il drone (ed i diritti per il suo sfruttamento) a qualcuno che la userà per la copertina della sua pagina Facebook? Lavori con il drone.
- E se questa immagine l’hai scattata mentre ti divertivi per i fatti tuoi? Lavori comunque con il drone.
Potrebbe anche capitare che al sorvolo ed alle operazioni del drone non corrisponda direttamente un pagamento per una prestazione:
- Sei un progettista e vuoi usare il drone per avere una visione dall’alto che ti aiuti a capire meglio un’area dove devi fare un progetto? Lavori con il drone.
- Sei un direttore dei lavori in un cantiere e vuoi usare il drone per tenere sotto controllo dall’alto l’andamento delle lavorazioni? Lavori con il drone.
- Hai uno stabilimento balneare e vuoi fare delle foto aeree per ottimizzare la disposizione degli ombrelloni in spiaggia? Lavori con il drone.
E finalmente:
- Vuoi far volare il drone per divertimento (tuo e dei tuoi amici) e scattare foto che rimarranno nel tuo archivio digitale o pubblicherai sul tuo profilo personale Facebook o Instagram? Non lavori con il drone.
Spero di non aver scritto cose sbagliate.
Se sei esperto di aspetti legali correggimi gli errori nei commenti qui sotto ed io aggiornerò l’articolo.
Te ne sarò grato!
Come vedi, la linea di separazione tra lavorare con il drone ed il suo uso ludico non è netta.
Se lavori con il drone, e quindi hai un S.A.P.R., devi rispettare un bel po’ degli articoli del Regolamento che ti ho citato prima (dalla Sezione I alla Sezione VI).
Se invece “giochi” con il drone devi attenerti ad alcuni articoli specifici (Sezione VII).
SERVE LA PATENTE?
La chiamano patente del drone, ed anche brevetto.
Formalmente si chiama Attestato di Pilota A.P.R.
Se hai un drone e vuoi usarlo per lavoro ti serve l’attestato di pilota?
Non sempre.
ENAC introduce la figura dell’Operatore S.A.P.R.
Operatore e pilota sono due cose diverse e per spiegartelo ti faccio un esempio pratico.
Alitalia S.p.A. è un’azienda di trasporti con una flotta di aerei ed i suoi dipendenti, tra cui ci sono i piloti.
Restando nello specifico delle attività di volo, Alitalia si occupa di acquistare gli aerei, certificarli e registrarli, fare verifiche e manutenzioni periodiche, emanare e mettere in pratica procedure di sicurezza, in volo ed a terra…
I piloti guidano (brutto termine ma volevo evitare ripetizioni) gli aerei di Alitalia e per poterlo fare devono avere titoli ed esperienza specifica in base alle rotte su cui viaggiano (nazionali, continentali, intercontinentali), agli aerei che pilotano (747, 767, Airbus, …) e persino ad alcuni aeroporti in cui atterrano o da cui decollano.
Tornando a poche righe fa: Alitalia S.p.A. è l’operatore ed i piloti, con addestramento e titoli specifici, sono, appunto, i piloti.
Se sei il titolare di un’impresa interessata ad usare i droni, potresti acquistarne uno, registrarlo presso ENAC, e poi farlo pilotare da qualcuno qualificato per farlo.
Un tuo dipendente, un collaboratore o una figura esterna che ti fa un servizio.
Ed in questo caso, a te titolare di impresa, non serve la patente!
Sei un’azienda agricola e vuoi usare un drone, equipaggiato con sensori particolari (termocamere e/o camere multispettrali) per l’analisi della vegetazione e delle coltivazioni?
Lo compri, lo registri presso ENAC e, quando è il momento, ti affidi ad un pilota abilitato per farlo volare.
La responsabilità della manutenzione del drone, dei certificati di progetto, dei manuali operativi, dell’assicurazione di responsabilità civile è dell’operatore.
La responsabilità di quello che avviene in volo è del pilota.
SE OPERATORE E PILOTA SONO LA STESSA PERSONA
Un caso piuttosto diffuso in Italia è che pilota ed operatore siano la stessa persona.
È il mio caso, quello di un libero professionista che lavora con i droni per fare rilievi aerofotogrammetrici in aree in dissesto idrogeologico.
Io sono sia operatore che pilota.
I droni della mia flotta sono registrati a mio nome presso ENAC, ho intestate le assicurazioni dei mezzi, firmo le fatture ai miei clienti per i servizi che faccio e sono il pilota durante le operazioni di volo.
Si dice che tutto collassa in un’unica figura…
Speriamo di reggere!
🙂
COME DIVENTI UN PILOTA DI APR
Se vuoi diventare un pilota di A.P.R. (Aeromobile a Pilotaggio Remoto), un pilota di droni, devi:
- cercare una scuola riconosciuta ENAC che tenga corsi per il rilascio dell’attestato (io ho fatto i corsi alla scuola di volo Zefiro Ricerca & Innovazione che ha sede nell’aeroporto di Tassignano-Capannori (Lucca);
- frequentare il corso di lezioni teoriche (un paio di giorni) che trattano di normativa aeronautica, meteorologia, circolazione aerea ed uso dei droni;
- effettuare una visita medica specialistica di classe LAPL rilasciata da un Esaminatore Aeromedico (io l’ho fatta a Pisa);
- sostenere e superare un esame sulla parte teorica;
- frequentare un addestramento pratico sul campo (un altro paio di giorni) dove imparerai a pilotare un drone sotto la supervisione e la guida di un istruttore qualificato;
- sostenere e superare un esame pratico di pilotaggio.
QUANTO COSTA UN ATTESTATO DI PILOTA?
Non esiste un prezzo di cartello o un tariffario di riferimento per ottenere l’attestato di pilota di droni.
Ogni scuola fa storia a sé.
In linea molto generale ti posso dire che per fare quello che ti ho scritto qui sopra potresti spendere una cifra che va da 1.000 a 1.600 Euro.
DEVO RINNOVARE IL MIO ATTESTATO DI PILOTA?
Sì l’attestato di pilota ha una durata di cinque anni, dopo i quali deve essere rinnovato.
Anche il certificato medico LAPL è valido per 5 anni, ma solo fino ai 40 anni. Dopo, deve essere rinnovato ogni due anni.
MA SERVE FARE UN CORSO PER ESSERE IN GRADO DI PILOTARE UN DRONE?
A questa domanda ti rispondo per pillole:
- Per lavorare con il drone secondo la normativa italiana vigente, SI serve.
- Per far volare un drone della grande distribuzione (un Phantom, un Mavic, un Parrot) in un’area aperta lontano da alberi, linee elettriche, strade e persone, NO non serve. Io ho una bambina di nove anni che sa far volare senza problemi un Phantom ed uno Spark.
- Per sapere dove sei autorizzato a volare con il tuo drone, SI serve.
- Per sapere il principio per cui una macchina vola, SI serve (a meno che tu non sia un ingegnere meccanio/aeronautico/aerospaziale).
- Per gestire un’emergenza in volo (avaria, perdita di contatto radio), NI. Serve ma se sei uno smanettone del web trovi parecchie informazioni sul tuo drone specifico semplicemente googleando.
SONO UN PILOTA PATENTATO. POSSO PILOTARE DOVE VOGLIO?
La risposta a questa domanda è tanto semplice quanto secca: NO.
Per spiegarti il perchè mi serviranno invece un po’ di righe…
OPERAZIONI NON CRITICHE ED OPERAZIONI CRITICHE
OPERAZIONI NON CRITICHE
L’articolo 9 del Regolamento ENAC ti dice che cosa sono le operazioni specializzate non critiche.
Sono le attività con il drone, sotto il controllo visivo del pilota (lo devi vedere da terra mentre vola), che non prevedono di sorvolare: aree congestionate, assembramenti di persone, agglomerati urbani ed infrastrutture sensibili.
E questo vale anche in caso di avarie e perdita di controllo del drone.
CHE COSA SONO LE AREE CONGESTIONATE?
Sono zone residenziali, industriali, commerciali, sportive ed in genere zone dove possono esserci assembramenti di persone, anche temporanei.
CHE COSA SONO LE INFRASTRUTTURE SENSIBILI?
Strade ed autostrade (aperte al traffico), ferrovie, porti, carceri, aree militari, …
OPERAZIONI CRITICHE
L’articolo 10 ti dice invece che le operazioni sono critiche quando non rispettano, anche in parte, i limiti delle operazioni non critiche.
Ti faccio degli esempi grossolani:
- Se voli sopra un podere per fare analisi agricole, non hai nessuno sotto al drone e sei a 500 m dalla prima strada sei in una situazione non critica.
- Se stai rilevando una cava nel cuore del bacino marmifero di Carrara, una domenica mattina quando non c’è nessun cavatore al lavoro sei in una situazione non critica.
- Se fai foto aeree di un panorama alpino dalla cima di una vetta sei in una situazione non critica.
- Se fai l’ispezione di un tetto in città sei in una situazione critica.
- Se stai volando per fare un’ortofoto di un’area confinante con una strada sei in area critica. Se blocchi il traffico per tutta la durata delle operazioni di volo e non c’è nessun altro nella zona, puoi passare in situazione non critica.
- Se fai un’ispezione ai tralicci dell’illuminazione di uno stadio sei in situazione critica.
- Se riprendi i lavori di un cantiere in corso, con gli operai al lavoro, sei in area critica.
A CHE DISTANZA DEVO STARE DAGLI ELEMENTI SENSIBILI PER RIMANERE ALL’INTERNO DI UNO SCENARIO NON CRITICO?
L’articolo 27, comma 2 del Regolamento ti dice che le operazioni non critiche con mezzi che pesano meno di 25 kg devono essere condotte ad una distanza di almeno 150 m dalle aree congestionate e ad almeno 50 m da persone che non siano interessate dalle operazioni e sotto il controllo dell’operatore.
REGISTRAZIONE IN ENAC ED AUTORIZZAZIONE DI ENAC
Per volare in scenari non critici non serve l’autorizzazione di ENAC.
Devi autodichiararti come operatore per essere inserito, con il tuo drone, nell’apposito registro.
Eccolo qui.
Non basta tuttavia compilare un modulo e pagare i diritti di registrazione ed istruttoria (un centinaio di Eruo), devi aver predisposto un po’ di manuali da conservare ed aggiornare.
Te ne elenco solo alcuni: manuale di volo, manuale delle operazioni, registro delle operazioni, risultati di prove sperimentali, …
Chi te li fa?
Se hai tempo, voglia e risorse puoi farli da solo ma non è banale. Io li ho fatti con l’aiuto di un amico ingegnere aeronautico.
Altrimenti ti affidi a società ed organizzazioni di consulenza che ci pensano al posto tuo.
A che costo?
Qui la forbice del prezzo è davvero ampia. Per droni della grande distribuzione molto diffusi, i manuali si stanno standardizzando ed i prezzi sono contenuti, dell’ordine di 200-400 Euro.
Per droni particolari, una consulenza in questo campo può costarti anche un migliaio di Euro.
Per droni realizzati da produttori italiani i manuali sono normalmente compresi nel prezzo della macchina.
Per volare in scenari critici ENAC ti deve autorizzare e devi aver fatto un upgrade del tuo attestato di pilota.
Il corso integrativo per diventare pilota in area critica funziona come quello che ti ho già scritto: corso teorico + esame teorico + corso pratico + esame pratico, per un altro migliaio di Euro (almeno…) e 3/4 giorni di tempo.
Per ottenere l’autorizzazione di ENAC si deve aprire una pratica che prevede l’invio di una domanda e di altri manuali: quelli che hai già predisposto per le operazioni non critiche ed altri integrativi.
Gli uffici ENAC esaminano i documenti e ti autorizzano a volare in aree critiche (in realtà è un po’ più complesso di così perchè ci sono degli scenari operativi standard a cui attenersi, ma non voglio farti troppa confusione).
Anche qui sei registrato in un database online.
Questo.
In ogni caso non si può mai volare sopra assembramenti di persone per cortei, manifestazioni, eventi sportivi, concerti.
Sull’interpretazione del termine sorvolo di assembramento c’è un po’ di fumo sopra.
Non è specificato il numero di persone che costituiscono un assembramento.
E meno male, perchè 100 persone in un ettaro di campagna non sono la stessa cosa di 30 persone che aspettano l’autobus alla fermata.
Comunque, se vuoi riprendere dall’alto il concerto dei Rolling Stones a Lucca, lascia a casa il drone e noleggia un elicottero o un pallone aerostatico frenato e vincolato (quando gli Stones torneranno in Italia…).
Le sanzioni in questo caso sono pesanti!
Si rischia fino al penale.
OK SONO SEMPRE IL PILOTA PATENTATO DI PRIMA. POSSO PILOTARE QUALSIASI DRONE?
Purtroppo la risposta che ti devo dare è ancora NO.
Una circolare emanata ENAC nel Giugno 2016, la LIC-15 “Mezzi aerei a pilotaggio reomoto – Centri di addestramento e attestati di pilota” distingue i droni per peso e tipologia.
Un drone ha una classe ed una categoria.
Ci sono tre classi la cui discriminante è il peso, che ENAC chiama Massa Operativa al Decollo (MOD).
VL – Very Light – droni con peso maggiore di 300 grammi e minore o uguale a 4 kg;
L – Light – droni con peso maggiore di 4 kg e minore o uguale a 25 kg;
H – Heavy – droni con peso maggiore di 25 kg (il regolamento ENAC vale fino a mezzi di 150 kg).
E ci sono quattro categorie che dipendono dal tipo di drone: Ap (drone ad ala fissa), Hc (elicotteri), Mc (multicotteri), As (dirigibile).
Quando fai il corso pratico per diventare pilota APR la scuola ti rilascia un attestato sulla base del mezzo che hai usato in addestramento e nell’esame finale.
Io sono un pilota con attestato valido per pilotare droni Multicotteri di classe Very Light VL/Mc.
Se la tua scuola ti fa fare il corso pratico su un DJI Phantom 4 (un quadricottero che pesa 1,4 Kg) ti abilita per la classe e categoria VL/Mc e non puoi pilotare un Sensefly Ebee che è un drone ad ala fissa, né un altro multicottero da 8 kg.

HO CAPITO. HO L’ATTESTATO DI PILOTA ANCHE PER LE OPERAZIONI CRITICHE ED UN DRONE CHE POSSO PILOTARE, ORA PERÓ POSSO FARE UN PO’ QUELLO CHE VOGLIO?
Non c’è due senza tre e la risposta non poteva che essere di nuovo NO.
LE REGOLE DELL’ARIA
Qui entrano in gioco le regole dell’aria che ENAC ha definito nel suo Regolamento a partire dalle norme di circolazione aerea dell’aviazione civile, già in vigore.
Quelle norme, per intenderci, che disciplinano il traffico da e per un aeroporto, le rotte d’alta quota dell’aviazione civile, ecc…
Da qui ENAC ha stabilito i limiti oltre i quali non puoi volare con il tuo drone.
Se pensavi di prenderti un Phantom 4 e di mandarlo a fare missioni di volo, senza vederlo, a due chilometri di distanza, mi dispiace dirti che non puoi farlo.
E’ vero che tanti droni che ci sono oggi sul mercato hanno un range d’azione davvero sorprendente, ma in Italia non serve a molto.
Ecco i limiti che devi rispettare quando lavori con il tuo drone:
Altezza massima di volo del drone: 150 m AGL (Above Ground Level, con cui si intende la distanza del carrello del drone dal suolo sottostante);
Distanza massima del drone sul piano orizzontale: 500 m dalla stazione di controllo (da dove sei tu, pilota, con il radiocomando);
Condizioni di volo: VLOS (Visual Line of Sight), il pilota deve sempre vedere il drone in volo (e senza l’aiuto di un binocolo).
Se sei in una C.T.R. (Control Traffic Region), una zona a traffico controllato che fa capo ad un aeroporto, i limiti si riducono rispettivamente a 70 m e 200 m e nelle aree che stanno al di sotto delle traiettorie di decollo ed atterraggio, fino a 15 km da un aeroporto, non puoi far salire il drone ad oltre 30 m dal suolo.
In più (a meno di autorizzazioni in deroga al regolamento):
- non puoi volare all’interno di un’A.T.Z. (Aerodrome Traffic Zone) aeroportuale, una zona di traffico aereo legato alla presenza di un aeroporto, o a meno di 5 km dall’aeroporto in caso in cui l’ATZ non sia istituita formalmente;
- non puoi volare in spazi aerei proibiti dalla normativa aeronautica (aree Riservate R e Proibite P);
- non puoi volare all’interno di parchi naturali e riserve protette.
COME FACCIO A SAPERE DOVE CI SONO ZONE PROIBITE AL VOLO CON IL MIO DRONE?
Puoi registrarti al servizio online di ENAV (Ente Nazionale per l’AViazione) e scaricare i pdf ufficiali delle carte aeronautiche oppure registrarti a questo portale e consultare le mappe aeronautiche digitalizzate (ma la fonte ufficiale rimane il portale di ENAV).
NON SERVIRÀ PER CASO ANCHE UN’ASSICURAZIONE PER IL DRONE?
E qui finalmente ti dico di SI!
Non è possibile lavorare con il drone se non hai stipulato un’assicurazione di responsabilità civile verso terzi, per risarcire eventuali danni accidentali dovuti al suo utilizzo.
Fino a qualche anno fa non era semplice trovare una compagnia che assicurasse il tuo drone ad un prezzo ragionevole.
Oggi, visto il mercato e l’interesse, puoi trovare polizze interessanti di broker e compagnie che coprono i danni del tuo drone, per una cifra che va da 200 a 500 Euro all’anno, anche in relazione a tipo e peso del drone.
I DRONI DA 300 GRAMMI
Se dopo aver letto tutto quello che ho scritto fino a qui (e grazie di cuore per il tuo tempo!) hai deciso di lasciar perdere l’idea di lavorare con il drone, o di integrarlo nel tuo business, perchè le cose da fare sono troppe e troppo onerose, aspetta ancora un attimo.
Leggi queste altre righe.
Potrebbe essere interessante!
UN DRONE INOFFENSIVO
Nella sua linea guida 2016/003-NAV che trovi qui ENAC dice come si fa a dire che un drone è inoffensivo.
La questione ruota intorno all’energia cinetica del drone al momento di un infausto impatto.
Si parla di velocità massima, di densità di energia (cioè di energia in rapporto all’area di impatto), massa operativa al decollo ed altre questioni fisiche, oltre a valutazioni quali-quantitative, con cui non ti annoio.
Nel suo Regolamento generale (all’articolo 12) ENAC dice che un drone che pesa meno di 2 kg può essere usato come se volasse sempre in scenari non critici (anche quando è in città, in aree sensibili, ecc….) purchè sia riconosciuto inoffensivo.
Per i calcoli matematici che ti dicevo prima, un DJI Phantom 4, anche se pesa 1.4 kg, non può essere considerato inoffensivo perchè vola ad una velocità massima di 70 km/h e l’energia cinetica (che è proporzionale al quadrato della velocità) supererebbe la soglia della dichiarazione di inoffensività.
Questo è solo un esempio ma vale per altri droni della stessa taglia.
Ma se cala la massa e la velocità massima e si proteggono le parti rotanti dal contatto diretto con aree sensibili del corpo si può rendere inoffensivo un drone.
PERCHÈ 300 GRAMMI?
Negli ultimi mesi c’è stata un’esplosione di nuovi operatori che si sono certificati in ENAC con droni inoffensivi da 300 grammi, ormai famosi col nome di trecentini.
Il peso, 300 grammi, non è un obbligo per rendere un drone inoffensivo.
Ci sono produttori che costruiscono macchine più pesanti e che hanno ottenuto la certificazione di inoffensività: multicotteri limitati nella velocità massima o droni ad ala fissa (aerei) in polistirolo con parti rotanti protettissime.
Tuttavia avere un drone che pesa meno di 300 grammi ti permette di pilotarlo senza aver bisogno né dell’attestato di pilota APR né del certificato medico specialistico.
La prima categoria di droni per cui si rilascia attestato di pilota è infatti la VL (Very Light), mezzi che pesano più di 300 grammi.
Ed ecco la formula magica che ha fatto esplodere la trecentite:
Prendi un drone che pesa 300 grammi (o meno), lo fai accettare e registrare come inoffensivo, e puoi usarlo senza attestato di pilota, senza certificato medico e sempre in scenari non critici.
MA PERCHÈ SONO ARRIVATI TUTTI ORA?
Sì vabbè, ma droni piccoli ed innocui ci sono da un po’ di tempo, si trovano anche al supermercato. Perchè arrivano tutti ora?
Perchè da un po’ di mesi le ditte produttrici di droni hanno messo sul mercato mezzi piuttosto sofisticati nell’elettronica e nella sensoristica di bordo degni di essere usati per lavoro.
Ti sfido a lavorare con un drone da 70€, che scatta foto da 3 megapixel senza GPS, bussola ed altri strumenti di aiuto al volo…
Praticamente impossibile!
Tra i droni che hanno innescato la carica dei trecento ci sono il DJI Spark, che ti ho citato all’inizio di questo articolo, e il Parrot Bebop.
Ma ce ne sono altri ugualmente validi di altre ditte specializzate.

QUINDI ORA CHE HO UN DRONE DA 300 GRAMMI POSSO FARCI QUELLO CHE VOGLIO?
Purtroppo devo tornare ancora una volta a dirti un NO.
Ti scrivo per punti quello che dovresti fare una volta dopo l’acquisto:
- verificare che la massa del drone con i paraeliche non superi i 300 grammi;
- se li supera (il DJI Spark con i paraeliche in dotazione pesa 340 grammi) devi alleggerirlo sostituendone alcune parti con pezzi che pesano di meno;
- predisporre alcuni documenti tra cui il Registro delle Operazioni e il Manuale di Volo;
- inviare ad ENAC una dichiarazione di responsabilità e di rispondenza del mezzo per l’accettazione della sua inoffensività;
- assicurare il drone con una polizza di responsabilità civile verso terzi;
- aspettare di essere inserito nel registro degli operatori per operazioni specializzate non critiche prima di iniziare a lavorare con il drone.
Anche per un drone inoffensivo da 300 grammi valgono gli stessi divieti e limiti che ti ho scritto prima legati alla presenza di aeroporti, aree protette, aree proibite, ATZ, CTR, …
E non puoi sorvolare persone assembrate.
COME LO ALLEGGERISCO?
Per alleggerire un piccolo drone e farlo rientrare nei 300 grammi trovi online consulenti e società di consulenza che per 150-300€ Euro:
- ti vendono il kit per sostituire in autonomia alcune parti del drone con pezzi stampati in 3D e ti preparano i manuali per la documentazione ENAC;
oppure
- intervengono direttamente sul drone che gli spedisci e te lo ridanno dimagrito e pronto per la registrazione
VOGLIO SOLO DIVERTIRMI!
Se ti piacciono i droni ma hai deciso che ti ci vuoi solo divertire sei un aeromodellista, il tuo drone è un aeromodello!
Dimentica la maggior parte delle cose che ho scritto fino a qua ma sappi che:
- devi volare in zone non popolate, lontano da edifici ed infrastrutture (quanto lontano? il regolamento non lo specifica, parla solo di sufficientemente lontano);
- puoi alzare il drone da terra fino a 70 metri e devi farlo stare entro un raggio massimo di 200 metri dal punto di decollo;
- devi volare fuori dell’ATZ e di una CTR aeroportuale, fuori da aree regolamentate e zone proibite;
- non è obbligatoria un’assicurazione sul mezzo ma le compagnie assicurative propongono polizze per aeoromodelli a prezzi molto più bassi rispetto a quelle per un SAPR.
SEI ALLA FINE!
Grazie per aver resistito fino a qui.
Siamo alla fine dell’articolo e prima di salutarti ti lascio con alcune mie considerazioni personali, anche queste in pillole:
- I droni stanno entrando con prepotenza in tantissimi settori professionali e della nostra vita. Se ne sentirà parlare sempre di più. Ignorarli sarebbe come girarsi dall’altra parte e sperare che queste vespe spariscano. Non credo lo faranno!
- I droni non sono giocattoli. O meglio, alcuni sì, ma quelli che usiamo per lavorare non lo sono. Anche se hanno un’elettronica di bordo davvero sofisticata e spesso ridondante sono pur sempre oggetti che mandi per aria ed in aria ci sono anche altre cose: da un cavo elettrico dell’alta tensione ad altri velivoli, civili e militari. Attenzione, prudenza e buon senso dovrebbero essere resi obbligatori per legge!
- Dopo un periodo di smarrimento e buio in cui ognuno faceva un po’ quello che voleva, la normativa italiana sui droni ha preso vita mutuando le regole dell’aria valide per tutta l’aviazione anche a questo settore. Capirai certamente che ciò non ha molto senso pratico e si è scontrato con l’applicabilità delle stesse leggi ad oggetti volanti che non trasportano persone, non hanno gasolio a bordo, ecc… Per questo motivo ENAC sta continuamente limando ed aggiornando i suoi regolamenti. Credo che continuerà a farlo, anche in previsione di un’unificazione delle noerme europee. Chissà cosa sarà in vigore quando leggi questo articolo!
- Oggi (fine 2017) lo sviluppo dei droni (elettronica e sensoristica di bordo, batterie e materiali, …) sta andando alla velocità della luce! Un po’ come è successo per gli smartphone negli ultimi anni. Penso che la sfida dei produttori si giocherà molto nel campo dei droni che pesano meno di 300 grammi, per realizzare mezzi sempre più performanti utilizzabili con tutte le agevolazioni che ti ho descritto prima.
Bene, spero di aveti dato informazioni utili nel caso tu sia interessato a lavorare con il drone in Italia.
Per qualsiasi informazione o chiarimento non esitare a scriverlo tra i commenti o a contattarmi tramite social network, via email a paolo.corradeghini at 3dmetrica.it oppure su telegram www.telegram.me/paolocorradeghini
A presto!
Paolo Corradeghini
Ho registrato un’intervista a Flavio Angoli, pilota, operatore ed istruttore di volo per APR dove si parla di leggi, regolamenti ed informazioni utili per utilizzare i droni, per lavoro, in Italia.
Puoi ascoltare questa puntata del podcast qui sotto:
[spreaker type=player resource=”episode_id=15412762″ width=”100%” height=”200px” theme=”light” playlist=”false” playlist-continuous=”false” autoplay=”false” live-autoplay=”false” chapters-image=”true” episode-image-position=”right” hide-logo=”false” hide-likes=”false” hide-comments=”false” hide-sharing=”false” ]
E qui invece parliamo di droni “trecentini” ed “inoffensivi” con Alessandro Bruscagin:
[spreaker type=player resource=”episode_id=18002534″ width=”100%” height=”200px” theme=”light” playlist=”false” playlist-continuous=”false” autoplay=”false” live-autoplay=”false” chapters-image=”true” episode-image-position=”right” hide-logo=”false” hide-likes=”false” hide-comments=”false” hide-sharing=”false” hide-download=”true”]
Se ti va di ascolare anche le altre puntate Podcast di 3DMetrica puoi farlo su su Spreaker, iTunes e Spotify

Lascia un commento