IL RILIEVO DI UNA FRANA

16 Ottobre 2017
Foto area da drone della spiaggia di Punta Corvo

In questo articolo ti racconto come ho fatto il rilievo di una frana con il drone e le tecniche aerofotogammetriche in una spiaggia incantevole del Parco Naturale di Montemarcello.

LA SPIAGGIA DI PUNTA CORVO

 

Fotografia aerea della spiaggia di Punta Corvo

La spiaggia di Punta Corvo è un pezzetto di Paradiso tra due borghi inseriti tra i più belli d’Italia, Montemarcello e Tellaro
Sta nel Comune di Ameglia, vicino a Sarzana ed alla Lunigiana, alla Versilia, a La Spezia ed al Golfo dei Poeti.
Alla spiaggia di Punta Corvo ci puoi arrivare soltanto a piedi, dopo una picchiata di oltre settecento gradini naturali che inizia a Monte Marcello (250 m s.l.m.) oppure  via mare, con i “barconi“, come li chiamiamo qui, battelli che trasportano una trentina di persone e che salpano dalle località alla foce del Fiume Magra.
La spiaggia di Punta Corvo è una fetta di terra lunga centocinquanta metri e larga, mediamente, venti all’interno del Parco Naturale di Montemarcello.

I DISSESTI IDROGEOLOGICI E LE FRANE

Il bagno in mare si fa ai piedi di un versante piuttosto pendente, in parte boscato (nel bosco scende – o sale, a seconda del punto di vista – il sentiero di accesso) ed in parte segnato da crolli, frane e movimenti di massi proprio verso la spiaggia.
E’ sempre stato così, me lo ricordo sin da bambino quando i miei genitori mi ci portavano a fare i primi bagni di stagione, ad Aprile, o gli ultimi primi dell’inverno, ad Ottobre.

Tuttavia negli ultimi anni la situazione dei dissesti è peggiorata.
I nuovi regimi di pioggia, sempre più tropicali, hanno causato crolli di massi dai fronti rocciosi.
Grossi massi “galleggiano” su di un letto di detriti e rocce fratturate, scivolando lentamente verso valle.
Alcune pareti rocciose, proprio a monte della spiaggia, si sono in parte sgretolate ed altri grandi massi sono caduti in spiaggia.

Il Comune di Ameglia ha emesso tante ordinanze di chiusura alla fruizione pubblica di parte della spiaggia, quella direttamente esposta alla caduta massi.
In alcuni settori del versante si sono installate reti di placcaggio e barriere paramassi.
Ma la spiaggia è piccola e le persone a volte davvero tante, specialmente in piena estate.
In molti casi i cartelli di divieto sono ignorati ed il pericolo reale è sottovalutato…

Fotografia dal mare della spiaggia di Punta Corvo

LO STUDIO DEI DISSESTI E DELLA CADUTA MASSI

Il Comune di Ameglia ha incaricato il mio amico Geologo Paolo Petri di condurre un’analisi dello stato delle frane sul versante sopra la spiaggia di Punta Corvo, per valutare pericolosità ed il rischio derivante dalla caduta massi.

Paolo è un geologo con grande esperienza nel campo dello studio dei dissesti idrogeologici, della meccanica delle rocce e dei Sistemi Informativi Territoriali (GIS).
Mi ha chiamato per fare un rilievo generale a supporto di alcune simulazioni e modelli numerici di caduta massi ed un approfondimento più dettagliato per analisi geomeccaniche di un settore critico e vicino alla spiaggia.

Abbiamo lavorato insieme sin dall’inizio e ti racconto più o meno che cosa abbiamo fatto.

IL RILIEVO DI UNA FRANA CON IL DRONE

Abbiamo scelto di rilevare le aree utilizzando il drone e le tecniche aerofotogrammetriche.
Ho scritto in questo post un racconto di un  rilievo con il drone alle Cinque Terre.
Ci puoi trovare un po’ di informazioni generali e più specifiche su questo tipo di rilievo.

fotografia dell'attrezzatura impiegata nel rilievo durante il trasporto in barcaI dati topografici necessari per le simulazioni di caduta massi sarebbero dovuti arrivare fino ad una quota di circa 50 m s.l.m., a monte di alcuni grandi blocchi sopra la spiaggia.

Ad eccezione della spiaggia, tutte le aree da rilevare erano inaccessibili a piedi.

Abbiamo imbarcato tutta l’attrezzatura (impensabile trasportarla a piedi!) e siamo partiti all’alba di una mattina di Giugno, parecchio prima dell’arrivo dei primi turisti.

Avevamo: drone, ricevitore GPS e palina, target da posizionare a terra, mire da posizionare in parete, stazione totale e treppiede, scarponi, casco e tanta acqua.

POSIZIONAMENTO DEI TARGET E DELLE MIRE

Come prima cosa abbiamo posizionato i target e le mire che sarebbero serviti come riferimento per l’orientamento, la scalatura e la georeferenziazione del modello tridimensionale che sarebbe nato dalle fotografie.

target ad alta visibilità per il rilievo aerofotogrammetrico posizionati in spiaggia

Io ho posizionato target ad alta visibilità (pannelli quadrati 60×60 cm) uniformemente lungo la spiaggia mentre Paolo si è arrampicato sulle rocce, per quanto le condizioni di sicurezza glielo consentissero, attaccando alle pareti diverse mire che si era costruito appositamente.

SORVOLI

Immagine del drone utilizzato nei rilievi aerofotogrammetrici, il DJI Phantom 4 Appena possibile abbiamo volato per scattare le fotografie da drone.
Era importante finire i voli prima dell’arrivo dei primi bagnanti. Inoltre, nel giro di poco tempo, il sole sarebbe spuntato dalla sommità del versante, illuminandolo e creando condizioni di luce non ottimali, ombre dure e contrasto, che non aiutano l’elaborazione del modello tridimensionale.
Siamo riusciti a fare tutte le foto in condizioni di luce diffusa (pendio in ombra), morbida e non contrastata, le condizioni migliori per lavori di questo tipo.
Sono condizioni del tutto simili a quelle che ci sono in una giornata di cielo nuvoloso.

Abbiamo utilizzato il fidato DJI Phantom 4.

  • Per il rilievo generale delle aree abbiamo volato in modalità automatica secondo missioni di volo precaricate, ad una distanza di circa 40 metri dal suolo, da cui ne è risultato un Ground Sampling Distance (G.S.D.) di 1.25 cm/pixel (in questo articolo ho scritto alcune cose su questo parametro).
  • Per il rilievo di dettaglio della parete rocciosa, più critica e vicina alla spiaggia, abbiamo scelto di volare in modalità manuale tenendo il drone a circa 7/10 metri dalla parete per un G.S.D. di 0.3 cm/pixel.

MISURE TOPOGRAFICHE

Terminati i voli siamo passati alle misure topografiche.

Viste le caratteristiche dell’area da rilevare e la sua parziale inaccessibilità abbiamo unito misure GPS e misure celerimetriche da stazione totale.

Con il GPS (in modalità RTK) abbiamo rilevato le coordinate di tutti i target ad alta visibilità a terra, sulla spiaggia o su grandi massi accessibili.
In tutto abbiamo battuto le coordinate di 10 punti.

Dopo abbiamo usato la stazione totale e, facendo stazione su alcuni (tre) target a terra, rilevati dal GPS, abbiamo battuto tutte le mire posizionate in parete.
In questo modo, note le coordinate del punto di stazione, abbiamo ricavato le coordinate dei punti in parete che non avremmo potuto battere con il GPS.
Le mire battute sono state 15.

OPERAZIONI CONCLUSE

Finite le operazioni di rilievo a terra la spiaggia era ormai piuttosto popolata.
Paolo Petri ha completato le sue analisi di prossimità sulla parete rocciosa fratturata, misurando le inclinazioni dei piani di giacitura e le dimensioni delle fratture a cui è riuscito ad accedere in sicurezza.


Nell’attesa del barcone che ci riportasse indietro abbiamo approfittato del tempo a disposizione per un bagno nelle acque limpidissime di Punta Corvo!

Ci abbiamo messo in tutto quattro ore.

ELABORAZIONE DEI DATI

L’elaborazione dei dati rilevati (fotografie, dati GPS, dati celerimetrici) ha seguito la solita strada del lavoro di cui ti ho già parlato all’inizio di questo articolo e relativo al rilievo alla Cinque Terre.
Qui l’estensione dell’area era molto più ridotta ma gli step sono stati gli stessi:

  • Importazione delle fotografie scattate da drone dentro Agisoft Photoscan;
  • Allineamento delle immagini e generazione della nuvola di punti sparsa;
  • Elaborazione delle misure GPS e celerimetriche ed inserimento delle coordinate dei target;
  • Allineamento, scalatura e georeferenziazione della nuvola di punti;
  • Generazione della nuvola di punti densa;
  • Costruzione della mesh triangolare tridimensioale;
  • Generazione della texture ad alta definizione;
  • Generazione del modello tridimensionale texturizzato;
  • Creazione di D.S.M. (Digital Surface Model), ortofoto ed estrazione delle curve di livello.

In questo caso abbiamo scelto di lavorare su due modelli distinti: uno generale relativo a tutta l’area ed uno di maggior dettaglio, specifico per la falesia di roccia fratturata.

I risultati del modello generale, ortofoto, modello digitale delle superfici e curve di livello, li ho passati a Paolo Petri per le sue analisi in ambito GIS e la preparazione dei modelli tridimensionali di caduta massi.
Il modello tridimensionale texturizzato e dettagliato della falesia rocciosa, derivante da volo e fotografie di prossimità, l’abbiamo usato per valutare le giaciture dei piani di discontinuità, le dimensioni delle fratture e per stimare i volumi dei blocchi che avrebbero potuto potenzialmente distaccarsi e cadere.

Tutte queste informazioni sono servite a Paolo per uno studio di fattibilità tecnica ed economica di interventi di mitigazione del rischio di caduta massi e miglioramento delle condizioni di sicurezza per la spiaggia.

Ti metto qui sotto i due modelli 3D:

OSSERVAZIONI E CONCLUSIONI

Ti elenco brevemente alcune considerazioni, osservazioni e miei pensieri finali:

  • utilizzare un drone e le tecniche aerofotogrammetriche permette di risparmiare davvero tanto tempo rispetto ad un rilievo fatto con tecniche tradizionali (stazione totale o GPS) e la densità di informazioni topografiche è decisamente maggiore (misurata in punti battuti a metro quadrato di superficie);
  • il drone può volare sopra zone inacessibili o accessibili con difficoltà e/o costi elevati (la falesia rocciosa);
  • il drone può volare sopra zone pericolose (la frana);
  • nel rilevare una parete rocciosa è meglio volare in manuale;
  • le tecniche di ricostruzione degli algoritmi structure from motion (quelli che usano i software specifici) ricostruiscono modelli tridimensionali estremamente realistici perchè ricreano una texture ad alta risoluzione dalle fotografie scattate;
  • il modello tridimensionale può essere condiviso con altre persone che esplorandolo è un po’ come se facessero un sopralluogo virtuale ma approfondito;
  • il modello tridimensionale è misurabile e può essere utilizzato per la progettazione di interventi di difesa e mitigazione del rischio ed una stima più precisa delle quantità delle opere da installare (metri quadrati di rete di placcaggio, altezza e lunghezza di barriere paramassi, …)
  • un rilievo aerofotogrammetrico necessita di misure topografiche a terra per l’orientamento, la scalatura e la georeferenziazione del modello;
  • se il versante e le falesia fossero state vegetate (alberi e cespugli) l’aerofotogrammetriche avrebbe faticato a ricavare il dato topografico del terreno e sarebbe stato meglio affidarsi ad un laser scanner aereo, affidabile ma più costoso;
  • la velocità di esecuzione di un rilievo aerofotogrammetrico lo rende replicabile nel breve, medio e lungo periodo per studiare l’evoluzione di un dissesto.

Ortofoto della Spiaggia di Punta Corvo

DSM della Spiaggia di Punta Corvo

Spero che questo articolo sul rilievo di una frana ti abbia interessato e ti abbia fornito informazioni utili sulle tecniche aerofotogrammetriche con l’utilizzo dei droni per mappare il territorio.

Se vuoi continuare l’elenco puntato qui sopra con tue osservazioni ed esperienze sentiti libero di farlo qui nei commenti.
Così come per ogni domanda o dubbio che ti viene in mente.

A presto!

Paolo Corradeghini

aerofotogrammetriaamegliacaduta massicrollidissesto idrogeologicodronefranaparco naturalepunta corvorilievo aerofotogrammetricorilievo con dronesapr
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LAVORI  / RILIEVI

Paolo Corradeghini

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    Paolo Corradeghini, ligure, classe 1979, ingegnere per formazione, topografo di professione, sportivo per necessità e fotografo per passione. Fai click sulla mia faccia e scopri qualche informazione in più.
  • Paolo Corradeghini

    Topografia, rilievi, droni, gps, cartografia, geomatica e mappe.
    Condivido aggiornamenti, informazioni, contenuti, notizie, novità e dietro le quinte del mio lavoro.

    Paolo Corradeghini
    Video YouTube UCi7FWlZ8-gdWbBqScaODajw_HTzWLWz7aG8 In questo video ti condivido come creare una sezione di una nuvola di punti, pronta per essere importata (e lavorata) in CAD, usando il software CloudCompare

Sezionare una nuvola di punti 3D ti permette di estrarre un elemento (punti o polilinea) che occupa, appunta, lo spazio 3D.
Ciò significa che, se la porti in un CAD "classico", la vedrai come traccia sul piano XY.
Ma tu potresti voler vedere la sezione "adagiata" sul piano di lavoro del CAD.

Ed allora serve creare un riferimento cartesiano 2D che verrà usato per "ribaltare" la nuvola di punti sul piano XY, per poi essere portata dentro il CAD.


Questo video fa parte del progetto CloudCompare on Demand.
Se hai problemi, dubbi o difficoltà nell’uso di CloudCompare, scrivilo nei commenti:
può diventare lo spunto per un nuovo video oppure, se basta, ti rispondo direttamente lì.
Se il contenuto ti è utile, condividilo con chi pensi possa trovarlo interessante.


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0:00 Intro
1:10 Creo la sezione
3:19 Eporto la sezione
6:01 Creo un nuovo riferimento 2D
11:09 Ribalto la nuvola
13:41 Creo la polilinea
14:49 Esporto i risultati
15:19 I dati in CAD
17:25 Considerazioni finali
18:28 Outro
    In questo video ti condivido come creare una sezione di una nuvola di punti, pronta per essere importata (e lavorata) in CAD, usando il software CloudCompare

Sezionare una nuvola di punti 3D ti permette di estrarre un elemento (punti o polilinea) che occupa, appunta, lo spazio 3D.
Ciò significa che, se la porti in un CAD "classico", la vedrai come traccia sul piano XY.
Ma tu potresti voler vedere la sezione "adagiata" sul piano di lavoro del CAD.

Ed allora serve creare un riferimento cartesiano 2D che verrà usato per "ribaltare" la nuvola di punti sul piano XY, per poi essere portata dentro il CAD.


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11:09 Ribalto la nuvola
13:41 Creo la polilinea
14:49 Esporto i risultati
15:19 I dati in CAD
17:25 Considerazioni finali
18:28 Outro
    In questo video ti condivido una serie di azioni che ti permettono di sapere qual è la percentuale di aree protette (parchi naturali) per ogni comune di una Provincia.

Per farlo uso QGIS.

Si tratta di una serie di azioni, piuttosto semplice, che eseguite in sequenza ri permettono di arrivare al risultato che cerchi.
Il processo vale anche per dati diversi (as esempio le aree esondabili di ogni comune, le aree demaniali di un ambito di spiaggia, ...) di cui hai disponibilità e che puoi importare in QGIS.

Gli step che faccio sono:
1. Importare i dati (poligoni di comuni e aree protette)
2. Calcolare l'area di ogni Comune (con il Calcolatore di Campi)
3. Interesecare i poligoni (Intersect)
4. Unire feaures con campo comune (Dissolve)
5. Calcolo della percentuale richiesto

Ed in coda al video ti condivido anche qualche procedure sulla tabella degli attributi per rimuovere campi e pulire (se ne hai necessità) i dati.


Questo video fa parte del progetto "QGIS in Azione" fatto in strettissima collaborazione con  @GterGeomatica 
Io ospito il progetto e provo a dare voce al loro vasto know how su QGIS, messo generosamente a disposizione.
Se ti va di segnalarci un problema o qualche difficoltà che stai avendo nell'uso di QGIS ne prendiamo spunto per altri contenuti come questo o, se basta lo spazio di un commento, ti rispondiamo qui sotto.

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0:00 Intro
1:50 L'area di ogni comune
3:30 Intersezione tra poligoni
5:43 Unire feature con lo stesso attributo campo
8:00 Calcolo la percentuale
9:59 QGIS in azione e GTER
12:18 Lavorare con gli attributi
16:46 Outro
    In questo video ti mostro come fare a estrarre i punti del terreno da una nuvola di punti classificata.

Se ricevi una nuvola classificata ma non l'hai fatta tu, potresti non avere i software e gli strumenti per gestire in modo efficace le classi.
Ma CloudCompare ti permette di gestire anche questa informazione, attraverso l'uso dei campi scalari.


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0:00 Intro
1:25 La nuvola e le classi
2:23 Campi scalari
3:50 Filtrare il terreno
4:59 Le classi ISPRS
7:00 Estrarre il terreno
9:55 Cosa me ne faccio del terreno
10:51 Considerazioni finali
11:51 Outro
    Ho bisogno di creare una nuvola di punti, densa e completa, di un'area che presenta cedimenti e ammaloramenti della superficie.
Non ho potuto fare aerofotogrammetria da drone, per restrizioni al volo e tempi stretti, ed ho scelto di usare uno SLAM per raggiungere l'obiettivo ed essere più veloce ed efficiente rispetto all'uso di un laser scanner terrestre (che sarebbe andato comunque bene).

Si può usare uno SLAM per avere informazioni topografiche.
È importante però avere cura ed attenzione in campo affinchè i dati acquisiti siano solidi e l'output verificabile.

In questo video ti condivido il lavoro in campo e la fase di elaborazione dati, presentandoti i risultati e le accuratezze ottenute.


Questo video è il secondo video di una serie di contributi che condividiamo insieme a @Emesent 
Se hai dubbi, domande, curiosità su questa tecnologia (sia perchè sei interessato ad implementarla tra i tuoi strumenti o perchè richiedi servizi di questo tipo e vuoi rimanere sul pezzo, avendo consapevolezza della tecnologia) scrivimi nei commenti.
Magari puoi indicarmi degli scenari in cui vorresti vederla all'opera.
Se è nelle mie possibilità lo faccio volentieri e ne creiamo un altro contributo.


Emesent è distribuito in Italia da @SPEKTRAsrl https://www.spektra.it/ 


Se pensi che questo video possa essere interessante anche per qualcuno che conosci, puoi condividerglielo. Ne sarei felice.


Questi sono i miei contatti preferiti:
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0:00 Lo scopo del rilievo
1:04 La scelta dello SLAM
3:55 I punti a terra e la misura GNSS
6:17 Trasportare lo SLAM
7:56 Acquisizione dei target
9:11 Fine dei rilievi in campo
9:46 Il software di elaborazione
10:45 Inserire i GCP
14:46 Elaborazione completata
16:08 Verifica dell'accuratezza
17:53 Analisi della nuvola
22:24 Output 2D
23:33 Considerazioni finali
25:31 Outro
    In questo video ti condivido alcuni trucchi e informazioni (tips & tricks) che spero possano esserti utili per il tuo lavoro in QGIS

- Mappe di base
- Manuali online
- Strumenti di ricerca
- Customizzazione
- Zoom e Stili
- Scorciatoie

Si tratta davvero di piccole cose ma a volte possono fare la differenza durante le attività dentro QGIS.

Se ti va puoi condividerlo con qualcuno che pensi possa essere interessato.


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0:00 Intro
0:24 La mappa del mondo
1:30 Tutte le mappe di base
2:22 Il manuale di QGIS
3:37 Cerca di tutto!
4:50 Customizzazione grafica
5:23 Organizzare i menù
6:05 Impostare la lingua
6:36 Zoom estensioni e su layer
7:26 Applicare uno stile
8:00 QGIS in Azione e GTER
9:55 Rappresentare un DEM
11:07 Scorciatoie
11:38 Outro
    In questo video ti mostro come tagliare una nuvola di punti usando come riferimento un’altra nuvola di punti, invece del classico parallelepipedo di taglio dello strumento di sezionamento.

Il workflow passa da:
calcolo della Cloud to Cloud Distance
utilizzo dei campi scalari generati
selezione e taglio della nuvola in modo più coerente con la geometria reale dei dati

Una tecnica semplice, ma molto efficace, soprattutto quando lavori con nuvole complesse o superfici irregolari.

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0:00 Intro
0:45 Cross Section
1:18 Distanza tra nuvole
4:04 Tagliare le nuvole
11:33 Outro
    In questo video ti condivido come rappresentare graficamente dei punti in relazione alla loro quota (colori e dimensioni diversi) per avere, immediatamente, un'informazione specifica attraverso il loro aspetto.
E lo faccio attraverso QGIS.


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0:00 Intro
0:42 Importo i punti
1:57 Proprietà dei punti
2:36 Quota e colore
5:48 Opzioni di rappresentazione
7:20 Gestire le classi
8:35 QGIS in azione e GTER
11:10 Quota e dimensione
14:00 Outro
    In questo video ti condivido tre strumenti che potrebbero aiutarti a pulire, in modo automatico, una nuvola di punti in CloudCompare.

Sono:
- Remove Duplicate Points
- Noise Filter
- SOR Filter

Te ne parlo applicandoli a tre nuvole della stessa area, ma con origini diverse:
- SLAM
- LiDAR da UAV
- Fotogrammetria da UAV

Vedrai che le caratteristiche della nuvola di punti, profondamente legate alla tecnologia scelta, rendono uno strumento più efficace rispetto agli altri due e ti guidano anche nella scelta dell’ordine in cui applicarli.

Ci tengo però a dirti che è (quasi) sempre necessario intervenire manualmente su ogni nuvola di punti per raggiungere l’obiettivo dell’editing, ma questi strumenti possono aiutarti a “sgrossare” il dato grezzo.


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0:00 Intro
0:50 Elaboro la nuvola SLAM
6:53 Tratto la nuvola Lida
9:58 Ecco la nuvola fotogrammetrica
16:50 Outro
    Come fa QGIS à gestire i Sistemi di Riferimento all'interno di un progetto, distinguendo e dividendosi tra Progetto e Layer (dati)?

In questo video ti parlo di riproiezione, ossia quel processo che permette di gestire contenuti (layer) con sistemi di riferimento diverso all'interno dello stesso contenitore (il progetto).

Ti dico come gestire dati vettoriali e raster nelle operazioni di "Assegnazione di una nuova proiezione" o di "Riproiezione".

Ed infine ti condivido anche una considerazione sull'attenzione necessaria quando si gestiscono (e si trasformano) i sistemi di riferimento.


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0:00 Intro
0:48 Il Progetto
1:47 I Layer
5:01 Riferimento VS Layer - Riproiezione
8:06 Gestire un vettore
10:30 Assegnare proiezione
11:36 Riproiezione
14:17 Attenzione agli errori
16:24 QGIS in Azione e GTER
18:40 Lavorare con un Raster
24:01 Un caso applicativo
27:59 Outro
    In questo video ti condivido come generare le curve di livello, a partire da una nuvola di punti, nel software open source Cloud Compare.
Si passa attraverso il tool "Rasterize" che genera un modello digitale di elevazione a partire dal dato 3D.

Ti faccio vedere come "riempire" i buchi che potrebbero essere presenti nella tua nuvola di punti del terreno (dove magari c'erano dei fabbricati che non devi rappresentare con le curve) e come ottimizzare questo parte di editing.

E come esportarle, per usarle nel tuo CAD.


Questo video fa parte del progetto "Cloud Compare on Demand"
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0:00 Intro
1:33 Rasterize Tool
6:37 Un passaggio preliminare
11:04 Nuova rasterizzazione e curve di livello
14:06 Esporta le curve in DXF
15:58 Problemi di interpolazione
18:54 Outro
    In questo video ti condivido un flusso di lavoro completo utilizzando il nuovo Lidar DJI Zenmuse L3.

Ti racconto la parte di campo, gli strumenti che uso e le cose che faccio.

Ci saranno punti a terra, misurati con un'antenna GNSS, per verificare i risultati e poi dedicherò un po' di tempo alla programmazione dei voli, analizzando i parametri di lavoro del Lidar (frequenza di campionamento, echi di ritorno, ...) oltre che quelli del volo del drone che lo trasporta (quota, velocità sovrapposizione, ...).

Dopo l'acquisizione dei dati ti condivido, al pc, le impostazioni di elaborazione dentro DJI Terra, le successive modifiche dentro DJI Modify e l'analisi dell'accuratezza dei dati.

È importante dirti che le informazioni che ti condivido valgono, per me ed all'interno del sito specifico in cui ho lavorato: un'area di cava/escavazione con parecchie parti boscate, piani di movimentazione terra e fronti sub verticali
In situazioni diverse, le cose possono cambiare, sia in campo che in ufficio.

Se hai esperienze diverse da condividere (sia con L3 che con altri sensori Lidar), i commenti sono a tua disposizione.


SPONSOR E OFFERTA
Questo video è sponsorizzato da Personal Drones - https://www.personaldrones.it/
Con il codice sconto 3DML315 puoi beneficiare del 15% di sconto sull'acquisto di un Lidar DJI Zenmuse L3 e su tutti gli altri prodotti della serie "DJI Enterprise" che acquisterai INSIEME all'L3
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DATI
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0:00 L'area di lavoro
1:32 Punti di controllo
3:53 Gli strumenti per il volo
6:19 Mission Planning
10:58 Voli e integrazioni
12:49 Sponsor e Offerta
14:41 Elaborazioni in DJI Terra
23:02 Gli Output
27:55 Modifiche in DJI Modify
31:54 Analisi dell'accuratezza
34:40 Outro
    Se ti sei mai chiesto come fa un sensore Lidar, trasportato da un drone in volo sopra un bosco, a darti informazioni del terreno e permetterti di generare un Modello Digitale del Terreno, provo a spiegartelo in questo video.

Usando il nuovo sensore DJI Zenmuse L3, ti condivido le caratteristiche tecniche che permettono la penetrazione della vegetazione:
- divergenza del laser ed echi di ritorno;
- frequenza e intensità del laser;
- dimensione e lunghezza d'onda;
- modalità di scansione.

E poi aggiungo altri aspetti che, nella programmazione di una missione di volo, possono essere rilevanti per penetrare al meglio la vegetazione:
- velocità di crociera;
- angolo di incidenza;
- sovrapposizione laterale;
- quota di volo e terrain follow.

Spero possa essere interessante.
Se pensi che questo video possa essere utile anche a qualcuno che conosci puoi condividerglielo.
Ne sarei felice.

Ho iniziato da poco a lavorare con il Lidar DJI Zenmuse L3 pertanto se hai aggiunte o correzioni da fare sono graditissime.
Se poi ti interessa vedere altre applicazioni specifiche fammelo sapere che ne prendo spunto per altri video come questo (che sono comunque in arrivo!).


SPONSOR E OFFERTA
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Con il codice sconto 3DML315 puoi beneficiare del 15% di sconto sull'acquisto di un Lidar DJI Zenmuse L3 e su tutti gli altri prodotti della serie "DJI Enterprise" che acquisterai INSIEME all'L3
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DATI
Se sei finanziatrice o finanziatore di 3DMetrica (di livello alto) puoi scaricare i dati delle acquisizioni che ho fatto, su un'area boscata) per creare questo video, da questo link: https://www.patreon.com/posts/lidar-e-della-i-146204482


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0:00 Intro
1:27 La divergenza del laser
2:08 Gli echi
4:22 Intensità del laser
5:15 Lunghezza d'onda
7:09 Frequenza del laser
10:43 Modalità di scansione
13:15 Sponsor - Personal Drones
14:44 Velocità di crociera
16:06 Angolo di attacco e Sovrapposizione
18:08 Tilt del sensore
18:57 Quota di volo
20:20 Terrain follow
21:34 Outro
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