RISOLVERE UN TRIANGOLO QUALSIASI

13 Maggio 2021
triangolo scaleno

L’aggettivo “qualsiasi” per un triangolo non è un proprio un granchè.
Però è l’unico che mi è venuto in mente.
Dire “scaleno” non basta, perchè si potrebbe trattare di un triangolo rettangolo scaleno, semplificando un po’ le cose per via dell’angolo di novanta gradi (ho parlato dei triangoli rettangoli qui).
Quindi lasciamo pure l’aggettivo “qualsiasi” vicino al nomeo triangolo.

In quersto articolo ti parlo del Teorema di Seni e del Teorema di Carnot (o dei Coseni), due formule molto potenti che ti permettono di risolvere ogni triangolo, a patto che tu conosca almeno tre elementi (angoli o lati) tra cui almeno un lato (tre angoli non sono sufficienti perchè potresti avere un numero infinito di triangoli simili che hanno gli stessi angoli ma lati diversi).

PROPRIETÀ DEI TRIANGOLI

Prima di parlarti dei due teoremi, che ti ho anticipato qui sopra, ti elenco brevemente le proprietà dei triangoli, valide per tutti quanti:

  1. La somma degli angoli interni è l’angolo piatto (180° o 200c);
  2. Ogni lato è minore della somma degli altri due e maggiore della loro differenza;
  3. Le relazioni di uguaglianza/disuguaglianza/maggiore/minore che ci sono tra i lati (un lato è maggiore di un altro, …) valgono anche per gli angoli opposti ai lati (se guardi il triangolo qui sopra, c > a ed anche γ > α).

I TEOREMI PER RISOLVERE UN TRIANGOLO

Attingiamo a piene mani dalla trigonometria e devo dire che ci dà una grande mano.
Se ci pensi un attimo, poter risolvere qualsiasi triangolo conoscendo la metà dei suoi elementi (lati e angoli) non è niente male!
E da qui puoi risalire anche all’area perchè puoi trovare l’altezza lavorando sui due triangoli rettangoli che compaiono appena la tracci.

In teoria (ed anche in pratica) potrebbe bastarti sapere quello che ti ho detto sui triangoli rettangoli per risolverne uno qualsiasi (di triangoli).
Un’altezza lo divide in due triangoli rettangoli che, risolti separatamente, ti portano a trovare gli altri elementi incogniti.

Tuttavia questo metodo è poco conveniente.
Non perchè non funzioni (anzi!) o sia troppo lungo, ma perchè ci sono dei teoremi fondamentali, molto più efficienti per i triangoli qualsiasi.

In origine erano quattro:

  • Teorema dei Seni
  • Teorema di Carnot
  • Teorema di Nepero
  • Teorema di Briggs

Ma ora se ne ricordano (si studiano e si applicano) solo due, i primi due: il teorema di Seni ed il teorema di Carnot.
Non è che Nepero e Briggs siano stati cancellati dal libro della matematica è che le loro formule si usavano parecchi anni fa insieme alle tavole logaritimiche (se sei giovane forse non sai neppure che cosa siano) e sono stati “spazzati via” dalle calcolatrici.

Ed anch’io li lascio stare…

TEOREMA DEI SENI

Il Teorema dei Seni dice questo:
in ogni triangolo il rapporto tra un lato ed il seno dell’angolo opposto è costante (ed è uguale a raggio del cerchio circoscritto).

Ed in formula lo puoi scrivere così:
a/senα = b/senβ = c/senγ = 2R

La parte legata al cerchio circoscritto non la trovo così potente come la prima parte, quella del rapporto lato/angolo, ma deriva direttamente dalla dimostrazione del teorema.

Eccola.

Prendi un triangolo qualsiasi, ABC.
Ogni triangolo è sempre inscrivibile in un cerchio e questo non fa certo eccezione.
Ed allora ce lo inscivo.
Il centro del cerchio è il “circocentro“, punto di incontro degli assi del triangolo.

Ogni lato del triangolo è una corda del cerchio.
Ed ogni angolo opposto a ciascun lato è un angolo alla circonferenza che insiste sul lato/corda.

Da un vertice traccio il diametro del cerchio (2R).
Lo faccio partire da B per arrivare all’altro punto sulla circonferenza: D.
Se unisco D con C e poi con A trovo due triangoli rettangoli DAB e DCB.
Perchè sono rettangoli?
Perchè gli angoli in C ed in A sono angoli alla circonferenza che insistono su una corda che non è altro che il diametro BD.
Dato che un angolo alla circonferenza è la metà dell’angolo al centro insistente sulla stessa corda e visto che l’angolo al centro BOD è 180°, i due angoli alla circonferenza, in A e in C, sono retti.

Ma posso dire ancora qualcosa su questo triangolo.
L’angolo BDC è uguale all’angolo α perchè sono angoli alla circonferenza che insistono sulla stessa corda BC e così vale per l’angolo BDA che, insistendo sulla corda AB, è uguale all’angolo γ.

Ok ora sfrutto la trigonometria applicata ai “nuovi” triangoli rettangoli.
L’ipotenusa ce l’hanno in comune ed è BD = 2R.

Da qui posso scrivere che:
2R = a/senα
e
2R = b/senβ

Se poi, con lo stesso principio, traccio il diametro del centro circoscritto partendo da A, invece che da B, riesco a scrivere anche che:
2R = b/senβ
e
2R = c/senγ

Ed ecco che ho trovato il teorema dei Seni:
a/senα = b/senβ = c/senγ = 2R

IL TEOREMA DEI SENI “ALTERNATIVO”

Forse questo titolo è esagerato.
È solo per dirti che la formula del Teorema dei Seni la puoi scrivere così:
a/b = senα/senβ
b/c = senβ/senγ
a/c = senα/senγ

che, a parole, si traduce nel dire che in ogni triangolo il rapporto tra due lati è uguale al rapporto tra i seni degli angoli opposti.

TEOREMA DI CARNOT (O DEI COSENI)

Se hai delle reminiscenze di Fisica e ti ricordi del Teorema di Carnot in Termodinamica ti potrà far piacere sapere che questo Carnot del Teorema dei Coseni ne era il padre.
Sadi Carnot era il fisico, mentre Lazare Carnot era il matematico a cui mi riferisco in questo articolo.
Magari non te ne frega niente…
Ma mi fa piacere scriverlo perchè io per primo credevo che si trattasse della stessa persona!
🙂

Quelli bravi dicono che il Teorema di Carnot rappresenti l’estensione del Teorema di Pitagora ai triangoli qualsiasi.
Ed in effetti hanno ragione!

Ti scrivo subito la formula, così ti è più evidente la similitudine
O meglio, le formule…

a2 = b2 + c2 – 2bc cosα
b2 = a2 + c2 – 2ac cosβ
c2 = a2 + b2 – 2ab cosγ

E qui c’è l’enunciato:
In ogni triangolo il quadrato della lunghezza di un lato è uguale alla somma dei quadrati degli altri due (e fino a qui ci avviciniamo al Teorema di Pitagora) meno il loro doppio prodotto per il coseno dell’angolo compreso (e mi riferisco agli altri due lati…)

Ed anche questo si può dimostrare in poche righe.

Guarda il triangolo ABC qui sopra.
Traccio l’altezza BH, che lo divide in due triangoli rettangoli AHB e BHC.
Prendo quello di destra, BHC, e applicando il Teorema di Pitagora posso scrivere che:
a2 = CH2 + BH2

Se mi sposto sul triangolo di sinistra, AHB, posso scrivere che:
BH = c senα
AH = c cosα

Tornando al primo dei due triangoli posso scrivere anche che
CH = AC – AH
CH = b – c cosα

Se ora prendo quello che ho trovcato per CH e per BH e lo porto nella formula di a2 trovo questo:
a2 = (b – c cosα)2 + (c senα)2
Faccio un po’ di calcoli e sviluppo il quadrato del primo binomio (tralascio questa regola algebrica…)
a2 = b2 + c2cos2α – 2bccosα + c2sen2α
a2 = b2 + c2 (cos2α + sen2α) – 2bccosα

Se ti ricordi la relazione fondamentale della trigonometria puoi scrivere che (cos2α + sen2α) = 1
E quindi:
a2 = b2 + c2 – 2bc cosα

Se ripeti il procedimento tracciando le altre due altezze arrivi facilmente alle altre due formule del Teorema di Carnot.
Si chiama anche Teorema dei Coseni perchè la funzione trigonometrica che finsice dentro le relazioni è proprio il coseno.
Ma credo che fosse piuttosto evidente…
🙂

PERCHÈ IL TEOREMA DI CARNOT?

Prova a risolvere con il Teorema dei Seni un triangolo di cui conosci i tre lati…
Non ci riuscirai.

Se non vuoi passare attraverso i triangoli rettangoli che spuntano fuori con le altezze devi usare il Teorema di Carnot.
Riesci a trovare un angolo compreso tra due lati e da qui ti si sblocca la risoluzione del triangolo per conosere gli altri due angoli.

Ecco ora hai a disposizione un piccolo arsenale di informazioni per risolvere ogni triangolo.
E dai triangoli si passa facilmente anche ai poligoni con più lati perchè puoi sempre dividerne la superficie in due o più triangoli.
Ci vorrà un po’ di tempo per risolverli uno dopo l’altro ma il triangolo ti permette di tirar fuori le gambe da un problema geometrico.
E da un problema geometrico ad uno topografico il passo è breve!

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Paolo Corradeghini

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    Video YouTube UCi7FWlZ8-gdWbBqScaODajw_i2x5Y1uFRXA In questo video ti condivido come generare le curve di livello, a partire da una nuvola di punti, nel software open source Cloud Compare.
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6:37 Un passaggio preliminare
11:04 Nuova rasterizzazione e curve di livello
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    In questo video ti condivido un flusso di lavoro completo utilizzando il nuovo Lidar DJI Zenmuse L3.

Ti racconto la parte di campo, gli strumenti che uso e le cose che faccio.

Ci saranno punti a terra, misurati con un'antenna GNSS, per verificare i risultati e poi dedicherò un po' di tempo alla programmazione dei voli, analizzando i parametri di lavoro del Lidar (frequenza di campionamento, echi di ritorno, ...) oltre che quelli del volo del drone che lo trasporta (quota, velocità sovrapposizione, ...).

Dopo l'acquisizione dei dati ti condivido, al pc, le impostazioni di elaborazione dentro DJI Terra, le successive modifiche dentro DJI Modify e l'analisi dell'accuratezza dei dati.

È importante dirti che le informazioni che ti condivido valgono, per me ed all'interno del sito specifico in cui ho lavorato: un'area di cava/escavazione con parecchie parti boscate, piani di movimentazione terra e fronti sub verticali
In situazioni diverse, le cose possono cambiare, sia in campo che in ufficio.

Se hai esperienze diverse da condividere (sia con L3 che con altri sensori Lidar), i commenti sono a tua disposizione.


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0:00 L'area di lavoro
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3:53 Gli strumenti per il volo
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Usando il nuovo sensore DJI Zenmuse L3, ti condivido le caratteristiche tecniche che permettono la penetrazione della vegetazione:
- divergenza del laser ed echi di ritorno;
- frequenza e intensità del laser;
- dimensione e lunghezza d'onda;
- modalità di scansione.

E poi aggiungo altri aspetti che, nella programmazione di una missione di volo, possono essere rilevanti per penetrare al meglio la vegetazione:
- velocità di crociera;
- angolo di incidenza;
- sovrapposizione laterale;
- quota di volo e terrain follow.

Spero possa essere interessante.
Se pensi che questo video possa essere utile anche a qualcuno che conosci puoi condividerglielo.
Ne sarei felice.

Ho iniziato da poco a lavorare con il Lidar DJI Zenmuse L3 pertanto se hai aggiunte o correzioni da fare sono graditissime.
Se poi ti interessa vedere altre applicazioni specifiche fammelo sapere che ne prendo spunto per altri video come questo (che sono comunque in arrivo!).


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Come si creano a partire da un raster (DTM);
Come si smussano (se sono troppo nervose);
Come mostrare le quote (attraverso le etichette);
Come differenziare la rappresentazione in base alle quote;
Come allineare in modo ordinato le etichette delle curve;
Come trattare un dato per avere "davvero" le curve di livello.

Spero possa esserti utile.


Qui c'è l'articolo del blog pigrecoinfinito di Totò Fiandaca da cui abbiamo preso spunto per una parte del video: https://pigrecoinfinito.com/2020/01/31/qgis-come-allineare-le-etichette-delle-isoipse/


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11:41 Spunti dalla comunity
12:41 Rappresentare le curve
16:07 Sistemare le etichette
21:55 Curve di livello e terreno
23:50 Outro
    Vuoi crare facce triangolari 3D vettoriali, da una nuvola di punti, per portarle in un CAD?
Te lo condivido in questo video, usando il software CloudCompare.

Lavoro con punti del terreno, li sottocampiono e poi genero la mesh, che posso esportare in formato DXF, mantenendo le informazioni di georeferenziazione.

Ti faccio vedere due strade: la prima genera la mesh dalla nuvola (eventualmente pre-trattata) così com'è, mentre la seconda passa attraverso la rasterizzazione e crea facce triangolari tutte ugali.

L'esportazione è possibile solo in DXF che, pur essendo "il" formato di interscambio di dati vettoriali, è anche piuttosto vecchio e fatica a gestire dati pesanti con molti elementi.
Attenzione quindi a non esagerare con il numero di facce da esportare, anche in relazione al tuo pc.

Le facce 3D sono utili in software "CAD-based" per fare progettazione, computi di scavi e riporti, sezioni, modellazione idraulica, analisi di fenomeni gravitativi...

Assicurati di lavorare su una nuvola di punti i cui elementi siano solo i punti del terreno o comunque di quello che vuoi rappresentare con le facce 3D.

Spero ti sia utile.


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0:00 Intro
1:36 Taglio la nuvola
2:08 Sottocampionamento
2:51 Creo la mesh
5:18 Esporto la mesh
7:30 CloudCompare on Demand
8:18 Rasterizzazione
10:17 Modifico la nuova mesh
13:36 Esportare le facce 3D
15:02 Sezioni dinamiche
16:09 Quale metodo preferire
17:45 Outro
    C'è uno strumento, nel software open source CloudCompare, che ti permette di generare sezioni trasversali, di un alveo fluviale o di una galleria stradale, lungo un profilo.

Le sezioni sono ortogonali al centro dell'alveo o all'asse stradale e vengono estratte, automaticamente, secondo la larghezza ed il passo di cui hai bisogno.

Puoi generare anche una polilinea che passi per i punti della nuvola di ogni sezione che è stata generata.
E così avrai le sezioni, vettoriali, dell'alveo o della galleria (completa) da elaborare in CAD o in un altro software che usi abitualmente.


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0:00 Intro
0:44 Lo strumento da usare
2:09 La nuvola di punti
3:17 Genera il profilo
4:20 Traccia delle sezioni
6:57 Creare sezioni e profili
9:40 Salvare la traccia
10:25 Vediamo i risultati
13:14 Esportarte in DXF 
16:00 Attenzione ai dati
16:38 CloudCompare on Demand
17:33 Il caso di una galleria
21:25 L'output della galleria
22:38 Outro
    Hai un file di testo con una serie di informazioni, oltre che di coordinate, legate ad una serie di punti e lo vuoi portare dentro QGIS?

Ti condivido come si fa, creando un nuovo layer a partire dal file TXT.

E dopo ti dico anche come si fa a rappresentare, visivamente, le informazioni extra (la quota, il nome, la descrizione, ...) nell'are di lavoro di QGIS.


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0:00 Intro
0:46 Il file di testo
1:13 Aggiungo il layer
7:48 Il layer in QGIS
8:13 Aggiungo la quota
10:59 Cambiare il simbolo
12:28 QGIS in Azione e GTER
15:30 Lavorare con più informazioni
18:22 Outro
    In questo video ti mostro come accedere alle ortofoto del territorio italiano.
Ce ne sono moltissime: coprono tutta l’Italia e diversi anni passati.

Il principale fornitore a livello nazionale è AGEA (Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura), che ogni anno effettua rilievi aerei sul territorio italiano, suddiviso in tre aree.
A questo si aggiungono le Regioni, che spesso producono ortofoto proprie con campagne di rilievo dedicate e con un dettaglio maggiore.

Tutte queste informazioni si possono visualizzare tramite i Geoportali Regionali e si possono caricare in un GIS attraverso i servizi WMS (Web Map Service).
Quasi mai, però, è possibile scaricare il dato nativo, originale e georeferenziato.

C’è comunque un modo per “ritagliarti” una porzione di ortofoto e salvarla come immagine georeferenziata nel tuo archivio digitale.
Si parte sempre dal WMS: importi l’ortofoto nel tuo GIS, imposti l’area che ti serve e poi esporti un’immagine georeferenziata dalla mappa che stai visualizzando.
Modificando la risoluzione di output, puoi ottenere un risultato molto vicino alla risoluzione originale.

Nel video ti faccio vedere tutto questo usando QGIS.

All’interno trovi anche:
Che cos’è un’ortofoto (proprietà, utilizzi, risoluzione, ecc.)
Come accedere alle ortofoto in Italia tramite i Geoportali Regionali
Come usare i servizi WMS per visualizzarle in GIS ed esportarne una parte sul tuo PC
Come importare un’ortofoto esportata dentro un CAD e georeferenziarla

Le ortofoto sono una risorsa potente e accessibile, utile per tanti professionisti (ma non solo).
In Italia la situazione dei dati geografici è ancora molto frammentata e spero che questo video possa aiutarti ad orientarti e trovare ciò che ti serve.

Ma soprattutto spero che possa stimolare una discussione e la condivisione di informazioni.
Se hai già esperienza, se hai scaricato ortofoto, se le usi nel tuo lavoro, se conosci risorse diverse da quelle che cito o se hai ulteriori suggerimenti, scrivilo nei commenti: contribuirai a creare ancora più valore, per tutti.

Grazie!

P.S.
Fai molta attenzione a quello che è possibile fare con i dati presenti online.
Le ortofoto disponibili sui geoportali sono liberamente visualizzabili e importabili nel tuo GIS.
Ma non è certo possibile usare il metodo che ti ho condiviso per crearti un database di immagini georeferenziate sul tuo PC e, magari, venderle.
Credo che sia ok farne un uso personale ma verfica sempre le possibilità operative in questo senso.


A questo link trovi un video che ti mostra come georeferenziare un'immagine in QGIS usando il Georeferenziatore: https://youtu.be/p1pVECtsDPE 


Se pensi che questo video possa essere interessante anche per qualcuno che conosci, puoi condividerglielo. Ne sarei felice.


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È grazie a chi supporta il progetto se posso fare questi video per tutti.


0:00 Intro
1:47 Che cos'è una ortofoto
2:52 Orotofot VS Foto aerea
3:49 Meglio dire Ortomosaico
4:16 Perchè un'ortofoto
5:25 Risoluzione e GSD
7:19 Google Maps e Ortofoto
8:32 Ortofoto in Italia
12:00 Visualizzare ortofoto italiane
13:19 Il caso Veneto per scaricare ortofoto
15:39 Importare ortofoto in GIS
17:03 I WMS regionali
17:49 Ortofoto in GIS tramite WMS
21:33 Scarica un pezzo di ortofoto
24:10 Migliorare la risoluzione in output
26:23 Dislaimer Uso di QGIS e proprietà dei dati
28:02 Georeferenziare un'immagine in QGIS
28:47 Importare ortofoto in CAD
33:29 Outro
    In questo video ti condivido alcuni modi con cui puoi portare i tuoi dati vettoriali dal tuo CAD al GIS.
Nello specifico, QGIS.

Un'opzione è salvare i dati in CAD in DXF, che è un formato di interscambio per i dati vettoriali leggibile da QGIS.

C'è poi il modo di importare un file DWG/DXF attraverso l'importatore "nativo" dentro QGIS.

Ed infine potresti usare il plugin "Another DXF Importer" che ti aiuta a mantenere l'organizzazione dei layer.

Per ciascuno di questi modi operativi ti parlo anche di pregi e difetti per aiutarti, spero, a capire quale sia il metodo migliore per te.


Questo video fa parte del progetto "QGIS in Azione" fatto in strettissima collaborazione con  @GterGeomatica 
Io ospito il progetto e provo a dare voce al loro vasto know how su QGIS, messo generosamente a disposizione.
Se ti va di segnalarci un problema o qualche difficoltà che stai avendo nell'uso di QGIS ne prendiamo spunto per altri contenuti come questo o, se basta lo spazio di un commento, ti rispondiamo qui sotto.

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0:00 Intro
1:29 I dati in CAD
1:54 Usare il DXF
5:42 Importa DWG/DXF
11:16 Il plugin Another DXF Importer
14:54 QGIS in Azione e GTER
16:57 Georeferenziare dati vettoriali
19:53 Outro
    Lo strumento "Sezione" ("Cross Section") di CloudCompare può diventare il tuo migliore alleato quando devi pulire una nuvola di punti da elementi indesiderati (rumore) o da cose che non ti interessa mantenere (alberi, auto parcheggiate, ...).

Attraverso la possibilità di fare sezioni multiple, una attaccata all'altra, lungo una direzione, crei nuove nuvole di punti, affettate, dove, auspicabilmente, sei in grado di vedere meglio (e quindi rimuovere) quello che non ti interessa.

Te ne parlo in questo video ma ti avverto, il processo può essere lungo, in relazione alle caratteristiche della tua nuvola di punti ed a quello che vuoi rimuovere.
Potrebbe volerci tempo e pazienza.

Se ti imbarchi in questo "viaggio" ricordati di gestire i dati di CloudCompare in modo attento, salvando il progetto generale in formato .bin, evitando perdita di dati dopo ore di lavoro!


Questo video fa parte del progetto "Cloud Compare on Demand"
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0:00 Intro
0:42 La nuvola
1:59 Sezionare la nuvola
6:09 Pulire le sezioni
11:39 Il risultato
13:42 Outro
    È oggettivo che, oggi, nel mondo del rilievo si stia parlando moltissimo di rilievo 3D ma soprattutto di mobile mapping.

E i sistemi SLAM stanno prendendo una grande fetta del mercato della Geomatica.

Sono (relativamente) nuovi, sono piuttosto facili da usare, sono veloci nella creazione di nuvole di punti 3D, all'interno dell'ambito in cui li porti, e in alcuni casi sono anche economici.

Se fai attenzione ad alcune cose, una su tutte "avere in mente come lavora lo SLAM per ricostruire nuvole di punti", possono essere tremendamente efficaci.
Negli ambiti "giusti" per loro.
E per i risultati che devi ottenere in output.

In questo video ti condivido l'applicazione del mobile mapping tramite SLAM in un ambito urbano misto, dove ho bisogno di avere una nuvola di punti che abbia al suo interno diversi dettagli situati sul piano stradale.

Spero possa essere interessante.


Questo video è il primo di una serie di contributi che condivederemo insieme a @Emesent 
Se hai dubbi, domande, curiosità su questa tecnologia (sia perchè sei interessato ad implementarla tra i tuoi strumenti o perchè richiedi servizi di questo tipo e vuoi rimanere sul pezzo, avendo consapevolezza della tecnologia) scrivimi nei commenti.
Magari puoi indicarmi degli scenari in cui vorresti vederla all'opera.
Se è nelle mie possibilità lo faccio volentieri e ne creiamo un altro contributo.


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0:00 Intro
0:44 Il contesto
1:16 Hovermap ST
5:18 Perchè uno SLAM
6:26 Drone vs SLAM
7:01 TLS vs SLAM
8:05 Un caso specifico
8:46 Verificare l'attendibilità
9:39 Consigli per il rilievo
10:58 SLAM sulle spalle
11:15 Considerazioni finali
12:15 Outro
    In questo video ti mostro come creare un nuovo attributo che riporti, come valore, il nome del layer.
Detta così sembra facile.
Ed in effetti lo è, se hai uno o pochi layer.
Ma se di layer ne hai tanti, decine o centinaia, le cose potrebbero complicarsi un po' ed allora QGIS ti permette di farlo in modo efficace usando il "calcolatore di campi" ("field calculator") in modalità "batch".


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0:00 Intro
0:40 I dati
1:27 Il caso di un layer
2:37 Se hai più layer
7:24 Batch process
10:33 I risultati
10:51 Unire i layer
12:36 QGIS in Azione e Gter
15:30 Outro
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